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SCUOLA/ Pornografia (in classe) a 7 anni, ecco l'Educazione europea

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Si sa che uno dei problemi dei paesi in cui questo genere di educazione sessuale viene impartita a tappeto è da un lato l'anticipo dell'età puberale negli adolescenti, continuamente stimolati da immagini, discorsi, esempi mediatici e infine scuola, dall'altro le necessità in ordine alla salute connesse con disturbi e conseguenze dovuti alla discrepanza fra età anagrafica-psichica e età sessuale: per esempio in UK l'aumento vertiginoso di gravidanze in bambine con età media di 12 anni. Tutto ciò ha poi dei costi personali, sociali ed economici.

Veniamo all'esempio della riferita lettura scolastica del rapporto orale fra due uomini. In che cosa consiste l'educatività di questa lettura esplicitamente GLBT? Saranno fatti loro, dico, che cosa due uomini trovano appagante, né l'accettazione della diversità coincide addirittura con l'esaltazione e l'enfatizzazione delle pratiche erotiche connesse. Di nuovo chiedo: che cosa è normale e che cosa è deviante, se ormai tutto pare senza confini certi?

Questo non può essere accettato in un'istituzione educativa come la scuola, in cui comunque si cerca di insegnare ai ragazzi il dominio di sé, quello che serve non solo per stare in classe ordinatamente, ma per relazioni arricchenti fra pari; la percezione dell'orizzonte ampio della vita, dove oltre agli interessi minuti per il ragazzo o per le scoperte dell'adolescenza ci sia lo spazio interiore per la cultura e il mondo intero; la dilatazione oltre la soddisfazione dell'hic et nunc e l'apertura di orizzonti propositivi, direi di capacità di intrapresa personale. Anche qui mi domando l'effetto su una platea di giovani sempre più fragili, incerti, destrutturati antropologicamente da una quantità di altri fattori che qui non si elencano, davanti a sollecitazioni di questo genere. Se vogliamo un "capitale umano" capace di ripresa, iniziativa, ricostruzione, il modello antropologico non può essere quello individualistico libertario: altrimenti è il solito suicidio dell'occidente.

Se lo scopo dell'educazione sessuale è quello di dare strumenti positivi a tutti per regolarsi nella sfera affettiva e sessuale, bisogna operare sulla valorizzazione dell'identità personale, sull'autostima, sulla sanità generale: anche per la prevenzione dell'uso di droghe si fa appello con più frutto al positivo, per esempio impegnare i ragazzi in attività gratificanti come fare qualche cosa di utile e sentirsi necessari al mondo, più che far conoscere loro i danni prodotti dall'uso di stupefacenti, come sa chiunque abbia a che fare con ragazzi a rischio (ome sappiamo da Rose Busingye, per curare l'Aids non bastano le medicine, perché se una persona non ha voglia di vivere non le prende).

Quello che invece si capisce fra le righe in tutti gli episodi citati, ma che viene taciuto ingannando il cittadino, è che si vuole indurre surrettiziamente come modello "giusto" la liquidità dei sessi (o ideologia del gender). 



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