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SCUOLA/ Pornografia (in classe) a 7 anni, ecco l'Educazione europea

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Caro direttore,
ho cercato in Internet il noto documento europeo chiamato Standard per l'educazione sessuale in Europa pubblicato dall'Ufficio regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità e redatto a Colonia nel 2010 dal Centro Federale per l'Educazione alla Salute, BZgA (Germania). 

La ragione del mio interesse è stata dettata dal fatto che, senza che io facessi alcuna ricerca su questo argomento, nel giro di pochi giorni sono venuta a conoscenza da fonti diverse di episodi che mi hanno fatto capire che qualche cosa si sta muovendo in Italia senza che il cittadino (in questo caso il genitore) ne sia stato informato. Gli episodi sono i seguenti.

Una studentessa di prima liceo ha ricevuto una lezione di educazione sessuale dalla propria insegnante, consistente nell'osservazione in classe (e coram populo) di un contraccettivo, di cui si è mimato il modo di inserirlo e di utilizzarlo. 

Una studentessa di quinta ginnasio ha avuto come lettura scolastica un testo - al limite della pornografia - in cui veniva descritto con ampi dettagli un rapporto orale fra due uomini adulti.

Un bambino di 7 anni è tornato a casa facendo strani discorsi, inducendo il padre ad allarmarsi per la possibile presenza di adulti male intenzionati davanti a scuola; precipitatosi a scuola per avvertire la direttrice e le maestre del pericolo, riceveva la risposta che erano state proprio le maestre ad introdurre i bambini nel nuovo "argomento educativo".

Un  bambino di 6 anni è tornato a casa chiedendo alla mamma se il fatto che due uomini si bacino sia una cosa giusta, non avendolo visto fare nella cerchia della sua famiglia; alla madre ha spiegato che la maestra aveva detto che era cosa molto normale.

Ebbene, ho cercato e letto quegli Standard. Si tratta di un vero e proprio Quadro di riferimento "per responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti" dove, ad una prima sezione in cui vengono analizzati diversi profili legati alle urgenze che rendono necessario monitorare il settore dell'educazione sessuale (soprattutto abusi sui minori e comportamenti irresponsabili) e all'ampia descrizione di un modello "olistico" non limitato alle sole conoscenze in materia, segue una vera e propria "matrice" che prevede azioni di informazione ("trasmettere informazioni su"), sviluppo di competenze ("mettere i bambini in grado di") e di atteggiamenti ("aiutare i bambini a sviluppare atteggiamenti") nelle diverse aree della conoscenza del corpo umano, della fertilità-riproduzione, della sessualità intesa come piacere, delle emozioni e affetti, delle relazioni e stili di vita, dei diritti connessi e delle influenze sociali e culturali sulla sessualità (valori/norme). Il tutto secondo fasce che seguono lo sviluppo, con individuazione di fasce di età (0-4 anni, 4-6 anni, 6-9 anni, 9-12, 12-15 e più). 

Alcuni specialisti di sanità a livello europeo quindi ritengono essenziale, per la tutela della equità sociale, per la promozione del benessere psichico e la garanzia dei diritti della persona, diffondere l’informazione sulla sessualità. Per evitare di appaltare a apparati burocratici un settore che incrocia sia la libertà di educazione dei genitori sia la libertà di insegnamento dei docenti, si tratta di vedere in quali forme.



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