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SCUOLA/ Ecco come funziona la "fabbrica" dei giovani disoccupati

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Ma ancora è possibile notare una serie di storture rilevanti. 

Innanzitutto nel decreto non si fa riferimento a un mondo che più di altri in questi anni ha dimostrato di saper dialogare con le imprese, di formare ai vecchi e nuovi mestieri, di accompagnare i giovani nella fase di inserimento lavorativo anche attraverso l'innovazione delle attività laboratoriali (insufficientemente presenti nei percorsi scolastici, anche in quelli di natura tecnica e professionale) e la promozione di stage di diversi mesi. Si tratta della formazione professionale per i giovani tra i 14 e i 17 anni promossa dai centri di formazione professionale i cui risultati positivi sono ormai certificati da numerose indagini. È questo il fulcro intorno al quale costruire un vero sistema duale in Italia, dando cosi vita a un ordinamento i cui cardini risalgono ormai a 10 anni fa (legge 53/2003).

Ma anche restando alle sole istituzioni scolastiche non si capisce come l'onere di un rapporto che vuol essere a forte valenza formativa debba pesare sulle imprese senza oneri a carico della finanza pubblica. Se si tratta di un investimento per migliorare la qualità del capitale umano non si può scaricarne tutto il peso sull'impresa tra l'altro normando e burocratizzando tutto (requisiti, convenzioni, ore di didattica curriculare, etc).

È la radice dello stesso errore per cui in Italia non funziona l'apprendistato; troppa burocrazia, costi elevati per l'impresa, obbligo di assumere percentuali elevate alla fine del percorso a pena di essere esclusi dall'aprire nuovi contratti di apprendistato, etc.

Anche gli stessi stage e i tirocini curriculari devono essere modificati; non è alternanza fare uno stage in 5 anni di scuola per un mese; si tratta di un tempo in cui non è possibile avvicinarsi al mondo del lavoro e per le imprese ospitanti solo di un problema in più da gestire.

Insomma ci vuole una politica organica, e non interventi che appaiono quasi casuali (dagli incentivi a pioggia all'occupazione, alle troppo timide aperture sull'alternanza, a una definizione inadeguata dell'istituto dell'apprendistato, etc.)  

Abbiamo oggi davanti una grande occasione rappresentata dalla definizione delle priorità con cui spendere le risorse del prossimo sessennio comunitario (2014-2020) e dall'attuazione di strumenti come la youth guarantee. Il rafforzamento delle politiche educative e dell'alternanza di tutto il sistema di IeFP (scuole e centri di formazione) deve essere uno dei cinque obiettivi prioritari scelti dal nostro Paese.

Facciamo questa scelta (Governo e Regioni insieme), incrementiamo l'alternanza nella formazione terziaria non accademica negli Its di recente istituzione, portiamo a compimento l'ordinamento della formazione professionale iniziale, spingiamo senza paura sull'alternanza all'interno del sistema scolastico, apriamo a un apprendistato che sia realmente un contratto a causa mista. Solo così i risultati arriveranno.



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