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SCUOLA/ Repubblica "svela" l'ultimo giochino sottobanco della Cisl

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Francesco Scrima, segretario Cisl scuola (Infophoto)  Francesco Scrima, segretario Cisl scuola (Infophoto)

A questo va aggiunto che lo scorso anno scolastico (2012/2013 appunto) anche i fondi per pagare i corsi di recupero alle scuole superiori sono arrivati ad anno scolastico concluso: a luglio 2013 il Miur rendeva disponibili questi fondi, nonostante che il DPR 122/2009 obblighi le scuole statali a deliberare corsi di recupero durante gli scrutini del primo quadrimestre. Peccato che, all'atto dell'arrivo dei fondi, l'anno scolastico era terminato da un po' ed i corsi ad agosto si potevano fare solo al mare… 

Risulta quindi incomprensibile la frase attribuita da Repubblica a Scrima, segretario Cisl, che addebiterebbe alle scuole superiori la colpa di non aver "speso per intero" i fondi per attivare corsi di recupero.

Peggio le cose sono andate per i fondi per pagare le supplenze e le ore eccedenti fatte dai docenti. Repubblica attribuirebbe ai dirigenti scolastici la colpa di togliere ore di lezione agli studenti in quanto non spenderebbero le risorse per le supplenze! Non ci si ricorda anche qui degli enormi ritardi di assegnazione dei fondi alle scuole: nel mese di novembre 2013 (ma era già successo l'anno prima) i supplenti sono addirittura rimasti senza stipendio, perché la copertura finanziaria non arrivava dal Miur. A pagare per questi ritardi (oltre che per le riduzioni) ovviamente sono le attività di cui gli studenti avrebbero dovuto godere e che, arrivati a maggio, era ormai inutile attivare.

3. La terza riflessione riguarda il tam-tam subito avviato contro l'incapacità delle scuole di spendere ed il supposto occultamento delle risorse, tam-tam facilmente utilizzabile per operare ulteriori riduzioni. Nel 2009 il ministro Fioroni (cui seguirono dichiarazioni simili di Gelmini e Profumo) girava l'accusa di occultare avanzi di bilancio ai dirigenti scolastici: poi si scoprì che gran parte delle scuole anticipavano di cassa fondi per compensare attività (si trattava di pagamenti di supplenze, di esami di Stato) per le quali i fondi ministeriali arrivavano sempre con gravi ritardi ed in alcuni casi non sono neppure arrivati.

Inoltre, oltre all'accusa di mancata spesa da parte delle scuole, viene avanti l'ipotesi che DiSAL aveva già denunciato a dicembre 2013. L'ipotesi viene accennata da Repubblica (non è ben chiaro se riportando un parere di Scrima): quei fondi del Mof non spesi saranno utilizzati per coprire la spese degli scatti stipendiali. Mica male come paradosso: versati in ritardo rispetto alla possibilità di spesa e tolti per pagare gli scatti di anzianità. In questo modo quei fondi diventano la pietra di scontro tra compensi per pagare i docenti che lavorano di più nelle scuole (per i progetti rivolti agli studenti) e compensi per pagare l'anzianità di carriera. Sarebbe interessante sapere alla fine se tra ministero e politica esiste una chiara idea sulla finalità delle risorse per la scuola!



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COMMENTI
04/02/2014 - Bonus 75% e Gramsci versus Bottai (Carlo Cerofolini)

Gramsci affermava che una scuola unica e di stato è un pericolo per la democrazia, mentre il ministro dell’educazione fascista Bottai nel 1942 diceva che si sarebbe andati sempre più verso una scuola unica e statale, come in pratica è ora e quindi Bottai sarebbe soddisfatto a differenza di Gramsci. Ciò detto è singolare che da sempre gli eredi di Gramsci abbiano sposato la tesi di Bottai. Unica soluzione per uscire da questa involuzione culturale e democratica è quella di attribuire ad ogni famiglia un bonus scuola pari al 75% del costo medio dello studente nella scuola paritaria statale da spendere liberamente in tutte le scuole paritarie siano esse statali o non statali. Nel caso però che l’iscrizione dello studente avvenga in una scuola paritaria statale, la famiglia niente altro dovrà spendere, se invece questa avverrà in una paritaria non statale, l’eventuale differenza, se è in più la pagherà la famiglia se è in meno la scuola la verserà allo stato.

 
04/02/2014 - commento (francesco taddei)

non ci sarà libertà in questo paese finchè vi sarà una scuola pubblica statale (in decadenza) e una scuola paritaria accessibile solo a chi ha soldi da spendere (visto che anche con i voucher c'è una differenza da pagare). non mi sembra ci siano battaglie per la parità scolastica, ciò conferma che gli studenti delle paritarie sono visti come clienti o élites dai politici, giornalisti e preti che difendono lo status quo.