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SCUOLA/ Repubblica "svela" l'ultimo giochino sottobanco della Cisl

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Francesco Scrima, segretario Cisl scuola (Infophoto)  Francesco Scrima, segretario Cisl scuola (Infophoto)

Nel complesso la vicenda − che mantiene molti aspetti kafkiani incomprensibili fuori dagli uffici delle scuole vista la complessità ed assurdità di molte disposizioni − non fa che confermare una necessità alla quale lo Stato e la politica tuttavia non intendono mettere mano: la completa mancanza di autonomia finanziaria delle scuole "autonome" (ormai costrette a vivere in gran parte dei contributi volontari che le famiglie accettano di versare), unita all'esigenza di un serio ed efficiente sistema di controlli sull'utilizzo delle risorse, che non arrivi "per caso" a scoprire centinaia di milioni non utilizzati.

Ogni anno le scuole statali iniziano la loro programmazione senza sapere mai nulla delle risorse sulle quali contare. Quale azienda seria potrebbe fare così?

Persino il nuovo segretario della Cei, mons. Nunzio Galantino, ieri ha ricordato che "non si può fare della scuola i bancomat dal quale sottrarre continuamente risorse, per andare a sprecarle in altri ambiti".

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COMMENTI
04/02/2014 - Bonus 75% e Gramsci versus Bottai (Carlo Cerofolini)

Gramsci affermava che una scuola unica e di stato è un pericolo per la democrazia, mentre il ministro dell’educazione fascista Bottai nel 1942 diceva che si sarebbe andati sempre più verso una scuola unica e statale, come in pratica è ora e quindi Bottai sarebbe soddisfatto a differenza di Gramsci. Ciò detto è singolare che da sempre gli eredi di Gramsci abbiano sposato la tesi di Bottai. Unica soluzione per uscire da questa involuzione culturale e democratica è quella di attribuire ad ogni famiglia un bonus scuola pari al 75% del costo medio dello studente nella scuola paritaria statale da spendere liberamente in tutte le scuole paritarie siano esse statali o non statali. Nel caso però che l’iscrizione dello studente avvenga in una scuola paritaria statale, la famiglia niente altro dovrà spendere, se invece questa avverrà in una paritaria non statale, l’eventuale differenza, se è in più la pagherà la famiglia se è in meno la scuola la verserà allo stato.

 
04/02/2014 - commento (francesco taddei)

non ci sarà libertà in questo paese finchè vi sarà una scuola pubblica statale (in decadenza) e una scuola paritaria accessibile solo a chi ha soldi da spendere (visto che anche con i voucher c'è una differenza da pagare). non mi sembra ci siano battaglie per la parità scolastica, ciò conferma che gli studenti delle paritarie sono visti come clienti o élites dai politici, giornalisti e preti che difendono lo status quo.