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SCUOLA/ Repubblica "svela" l'ultimo giochino sottobanco della Cisl

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Francesco Scrima, segretario Cisl scuola (Infophoto)  Francesco Scrima, segretario Cisl scuola (Infophoto)

Allora le scuole italiane sono "ricche", al punto che non riescono a spendere tutti i soldi che ricevono! Pare sia stato un sindacato a scoprirlo: così riferisce Repubblica di domenica, attribuendo la scoperta alla Cisl-Scuola, anche se, sempre riferito da Repubblica, la stessa Cisl avrebbe avvertito di non usare la scoperta per non ritenere inutili i finanziamenti alle scuole statali. Alla buon'ora!

Non essendo possibile trovare la conferma della fonte, si deve stare a quanto attribuito dal giornalista: nel 2012/2013 sono rimasti non utilizzati 217 su 889 milioni di euro destinati al Miglioramento dell'offerta formativa (Mof). La "sorprendente scoperta" sarebbe stata fatta, appunto, dalla Cisl, mentre ci cercavano le risorse nel bilancio del Miur per pagare gli scatti stipendiali degli insegnanti.

1. La prima riflessione nasce da questa "scoperta casuale": com'è possibile che un'amministrazione dotata di tutti gli strumenti informatici per il controllo dei bilanci delle scuole (tutti i Revisori dei conti inseriscono i dati dei bilanci delle scuole statali nel sistema "Athena") non sia da tempo a conoscenza di "avanzi" specie dell'entità citata (200 milioni)? Forse sarebbe il caso che venga avviata un'ispezione amministrativa sull'effettivo funzionamento di questi controlli e sull'effettivo utilizzo di questi dati da parte della direzione generale delle Risorse al ministero. Non parliamo di noccioline, ma di gran parte del finanziamento dei progetti attivati dalle scuole per gli studenti (attività pomeridiane, servizi di sostegno e recupero, pratica sportiva).

A meno che coloro che al Miur hanno fatto questa "scoperta" abbiano fatto un (involontario?!?) scambio terminologico: abbiano cioè scambiato per "ricchezza" delle scuole i "contributi volontari" che le famiglie versano annualmente alle scuole, contributi che entrano ovviamente nei bilanci delle stesse per venire utilizzati tutti, appunto per il "Miglioramento dell'offerta formativa" (così deve essere, infatti, l'unica finalizzazione). Ma, pur se finalizzati con lo stesso termine, questi contributi non appartengono in alcun modo allo Stato, bensì alle famiglie ed agli studenti che hanno il diritto non solo di goderne dell'impiego, ma anche di conoscere annualmente il resoconto da parte dell'istituzione scolastica.

2. La seconda riflessione riguarda l'informazione data: se "al 30 settembre 2013 [si scopre che] ben 217 milioni di euro risultano ancora come giacenze: soldi non spesi, insomma" si deve anche dire con chiarezza che non solo quei 217, bensì oltre 500 milioni sono stati accreditati alle scuole solo ad aprile 2013 in quanto l'intesa Miur-sindacati su oltre il 50% del fondo per l'offerta formativa è stata fatta con moltissimo ritardo. Le scuole "meno arrischiate", quindi, fino ad aprile 2013 non avevano programmato attività per le quali non c'era certezza di pagamento. Ormai l'anno scolastico era terminato e la possibilità di impegnare in attività programmate quei fondi era svanita.



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COMMENTI
04/02/2014 - Bonus 75% e Gramsci versus Bottai (Carlo Cerofolini)

Gramsci affermava che una scuola unica e di stato è un pericolo per la democrazia, mentre il ministro dell’educazione fascista Bottai nel 1942 diceva che si sarebbe andati sempre più verso una scuola unica e statale, come in pratica è ora e quindi Bottai sarebbe soddisfatto a differenza di Gramsci. Ciò detto è singolare che da sempre gli eredi di Gramsci abbiano sposato la tesi di Bottai. Unica soluzione per uscire da questa involuzione culturale e democratica è quella di attribuire ad ogni famiglia un bonus scuola pari al 75% del costo medio dello studente nella scuola paritaria statale da spendere liberamente in tutte le scuole paritarie siano esse statali o non statali. Nel caso però che l’iscrizione dello studente avvenga in una scuola paritaria statale, la famiglia niente altro dovrà spendere, se invece questa avverrà in una paritaria non statale, l’eventuale differenza, se è in più la pagherà la famiglia se è in meno la scuola la verserà allo stato.

 
04/02/2014 - commento (francesco taddei)

non ci sarà libertà in questo paese finchè vi sarà una scuola pubblica statale (in decadenza) e una scuola paritaria accessibile solo a chi ha soldi da spendere (visto che anche con i voucher c'è una differenza da pagare). non mi sembra ci siano battaglie per la parità scolastica, ciò conferma che gli studenti delle paritarie sono visti come clienti o élites dai politici, giornalisti e preti che difendono lo status quo.