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SCUOLA/ Superiori in 4 anni, si può fare. A otto condizioni

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3. Terza condizione: declinare nel concreto ordinamentale la pari dignità educativa, culturale e professionale dei percorsi del secondo ciclo di istruzione e formazione. Non basta la comune durata dei percorsi a questo scopo. Serve anche un significativo sforzo aggiuntivo. Nel caso particolare, se non si vuole reintegrare l'architettura ordinamentale ex leggi n. 30/2003 e n. 53/2003 (con relativo d.lgs. 226/05), che, come è noto, prevedeva, un unico "sistema educativo di istruzione e formazione", internamente articolato in percorsi di "istruzione liceale", di "istruzione e formazione professionale" e di "apprendistato formativo", ma si preferisce  mantenere le palinodie introdotte dai ministri Fioroni e Gelmini che, per il percorso di "istruzione", hanno riconosciuto accanto a quella liceale anche quella tecnica e professionale, è almeno indispensabile che i percorsi di istruzione (liceale, tecnica e professionale) dello Stato e i percorsi di IeFP delle Regioni non siano, nemmeno simbolicamente, tra loro pensati come gerarchici sul piano qualitativo. 

A questo scopo, pare indispensabile tornare quanto prima al dettato originario del d.lgs. 226/05, ovvero mirare a rafforzare l'IeFP regionale, assorbendo in essa, se non più l'istruzione tecnica, almeno l'attuale istruzione professionale statale. Sarebbe allo stesso tempo una razionalizzazione dell'offerta formativa sui territori ed un'ottimizzazione della spesa, senza più duplicazioni o sovrapposizioni di indirizzi. A regime, sarebbe buona cosa, comunque, immaginare un 33% di utenza nei licei, un altro 33% nei tecnici e il restante 33% diviso tra IeFP e apprendistato formativo. In questo, facendoci non solo più europei, ma mondiali, visto che da nessuna parte si ha, come da noi, quasi il 50% dei giovani in liceo e il restante 50% diviso tra tecnici, professionali e IeFP, e il tutto praticamente senza studenti in apprendistato formativo. 

4. Quarta condizione: nel caso in cui sia assicurata la condizione precedente, garantire, con una prudente, ma decisa e coerente marcia di avvicinamento, che sia i percorsi di istruzione liceale e tecnica, sia quelli di IeFP, comprensivi dell'attuale istruzione professionale statale: 

a) siano comunque centrati sull'alternanza formativa scuola lavoro e/o scuola società ed abbiano i laboratori che, al posto di essere concentrati nelle istituzioni scolastiche o formative, con il rischio di diventare rapidamente obsoleti e di trasformarsi in luoghi "acchiappapolvere", siano al contrario distribuiti a rete su specifici e reali contesti produttivi o sociali del territorio; non solo si avrebbe un indubbio vantaggio economico, con laboratori sempre aggiornati alle reali dinamiche produttive e sociali, ma si darebbe anche un forte contributo al collegamento scuola/società/imprese, e viceversa, diffondendo le pratiche dell'alternanza e creando molte occasioni per tirocini curricolari ed extracurricolari;  

b) passino da un lavoro didattico per conoscenze/abilità (unità didattiche centrate sulla distribuzione dei contenuti) ad un lavoro per competenze (unità di apprendimento), centrato cioè su compiti, progetti, problemi, interventi autentici e reali, a livello sociale, professionale e personale, che, per essere ben osservati/interpretati o eseguiti e risolti, hanno bisogno, come mezzo, delle conoscenze/abilità disciplinari e/interdisciplinari; 



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