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SCUOLA/ L'educazione digitale della Carozza e quei 3 problemi da risolvere

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2. Il secondo fattore sono i docenti. Non nascondo la diffidenza per non dire la repulsione di alcuni colleghi per la tecnologia. Posso testimoniare però che la mia prassi didattica si è molto  semplificata grazie a questi strumenti. Disporre di dispositivi su cui potere archiviare testi molto corposi (dizionari… ); poter accedere in classe a testi, presentazioni, video…;  poter esportare e mettere a disposizione degli studenti "lavagne" che conservano i contenuti di una lezione realizzata anche con l'ausilio della Lim; proiettare testi o correzione di prove durante la lezione grazie all'ausilio di un visualizzatore (una lampada che cattura e proietta immagini), sono tutti elementi che permettono una didattica più efficace e partecipata.

3. Quello che sopra è stato descritto richiede però una infrastruttura tecnologica di cui poche scuole dispongono. Senza una buona rete wifi, Lim, visualizzatore, pc con casse audio, proiettore, tablet per il docente (ed eventualmente per gli studenti), laboratorio informatico nulla di quanto prima mostrato è praticamente realizzabile.  Io ho la fortuna di poter lavorare in una scuola che ha creduto e potuto investire in questo ambito. Quanti colleghi sono nelle mie condizioni? Le promesse del ministro di dotare le scuole di una infrastruttura tecnologica quando potrà realizzarsi concretamente?

Concludo con una semplice considerazione. In una realtà e in una vita come quella descritta dal Garante della privacy sempre più pervasa dalla tecnologia la scuola non può non svolgere il suo ruolo educativo in cui docenti e studenti sono chiamati ad una sfida comune: educare ed educarsi in questo nuovo mondo.

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