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SCUOLA/ Nuovo Invalsi, così educazione e test possono andare insieme

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iii.  una volta che Caio, con valutazioni elevate sia diventato anche uno dei migliori medici usciti da una prestigiosa università straniera, potrà − facendo tesoro del bagaglio di altruismo e socializzazione che gli sia stato trasmesso dal "liceo o istituto X" − fare un bello sconto al suo sfortunato compagno Tizio, che, per carenze nella sua preparazione di base in matematica, scienze e lingua, non sia riuscito a riconvertirsi in maniera adeguata ed abbia perso il lavoro; tale sconto avrà senz'altro più valore di quello che sarebbe disposto a fargli un altro compagno di classe, Sempronio, anche lui medico, un po' carente in matematica ai tempi del liceo, ma con il padre ben piazzato, che è riuscito a fargli prendere la laurea in medicina, per il rotto della cuffia, in qualche sperduto ateneo del bel paese (o di paesi limitrofi altrettanto corrotti).

A fronte di tutto ciò la domanda è se, veramente, le soluzioni siano solo due, come evidenzia Carlo Scognamiglio:

1. percorsi individuali personalizzati, in cui la valutazione verrebbe  di fatto a perdere di importanza e in cui l'aspetto dell'insegnamento disciplinare e la rilevanza delle discipline stesse vengono a perdere la loro centralità (in quanto la centralità sarebbe l'individuo), mentre la cura psico-pedagogica assume tutta la sua magnificenza;

2. il 6 politico, attraverso il quale mettere al riparo gli insegnanti da tutti i problemi connessi alla valutazione (specie genitori infuriati), così da potersi dedicare all'insegnamento delle tanto amate discipline in cui si sono specializzati, e contribuire efficacemente, quantomeno, alla formazione di Caio.

Dunque… tertium non datur? Non c'è proprio possibilità di portare Tizio ad un livello adeguato nelle discipline di base, per potersi riconvertire con facilità e trovare un altro lavoro? Non è proprio possibile, attraverso la valutazione, evitare che Sempronio, con la sua laurea che è solo un pezzo di carta senza valore, contribuisca a gettare fosche ombre sul sistema sanitario nazionale?

Sinceramente crediamo che una terza via ci sia. Ed è proprio incentrata sulla valorizzazione della valutazione nel suo aspetto formativo, ma al tempo stesso oggettivo.

La legislazione statunitense è tutta impostata su queste misure e sul loro impiego per evitare che i giovani vengano lasciati indietro: il centro dell'attenzione è qui portato sul controllo, nel tempo, della regolarità della crescita delle loro abilità, conoscenze  e competenze, nelle discipline di base. 

Un esempio di estremo interesse applicativo, e con valenza del tutto generale, è quello della Nwea, organizzazione che è riuscita a creare una rete di scuole in cui, a cadenza trimestrale, vengono monitorati i livelli raggiunti da ogni studente in lingua, matematica e scienze, per poi attivare azioni di recupero nei confronti di quelli che siano "significativamente" in ritardo di sviluppo. Ottemperando così allo spirito della legge "No Child Left Behind" (appunto).



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COMMENTI
08/02/2014 - Anch'io non capisco (Giorgio Israel)

Forse anch’io non ho capito nulla, ma se si tratta di confrontare le valutazioni ottenuti dagli insegnanti con quelle ottenute con i test, a livello di classe, tutto è banale: non c’è bisogno di alcuna raffinata tecnica statistica. In tal caso, bisognerebbe però abolire la prova Invalsi della terza media perché interferisce con la media degli insegnanti: errore di “misurazione” che non farebbe neppure un principiante. Quando si osserverà che le graduatorie sono identiche, tutto bene, bottiglie di champagne. Ma se risulteranno divergenti, che si farà? Si inviteranno gli insegnanti a modificare i loro criteri di valutazione o il loro insegnamento prendendo a riferimento i risultati Invalsi, o si procederà a valutare l’adeguatezza dei test? Nel primo caso, l’Invalsi diventerebbe il controllore capillare dell’insegnamento e dell’insegnante (prospettiva che reputo terrificante). Nel secondo caso, sarà la scuola a valutare l’Invalsi, cioè avremmo pagato un fracco di euro per vedere se l’ente funziona… Non pare evidente che bisogna pensare a qualcosa di più ragionevole (ovvero che l’Invalsi si occupi di valutazioni nazionali aggregate mediante metodi statistici “leggeri” e che faccia ricerca didattica in stretta collaborazione con le scuole e in modo trasparente?).

 
07/02/2014 - MA ALLORA L’INVALSI È PROPRIO INUTILE?! (Vincenzo Pascuzzi)

MA ALLORA L’INVALSI È PROPRIO INUTILE?! Forse non ho capito bene, oppure non ho capito nulla. Ma se l’ultimo periodo (*) dell’articolo contiene la conclusione di Enrico Gori, ne segue che tutta l’attività Invalsi è volta a dimostrare l’inutilità dello stesso Invalsi! (*) «Nel contempo, onde fugare dubbi sulla validità della metodologia, dovrebbero essere previsti progetti di ricerca, in tutte le scuole d'Italia, volti a stimare, attraverso le più affidabili tecniche statistiche, la correlazione, a livello di classe, tra la graduatoria dei voti derivanti dalla normale attività di valutazione da parte degli insegnanti e quella derivante dall'applicazione dei test: quando si osserverà che le due graduatorie sono sostanzialmente identiche, a meno di ovvi errori casuali, nella stragrande maggioranza delle classi italiane, allora la valutazione attraverso test acquisterà finalmente il rispetto e la considerazione che merita.»