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SCUOLA/ Nuovo Invalsi, così educazione e test possono andare insieme

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La misura che si usa per un'attività così delicata deve essere pertanto di "ottima" qualità. 

Ma cosa si intende per "misura di ottima qualità"? Personalmente, richiamo da anni l'attenzione sul fatto che tali misure si debbano basare unicamente sul modello di Rasch (dicotomico o multifacet: in questa versione vi è posto anche per i giudizi dei correttori, e quindi per l'impiego di prove che vanno oltre i vituperati test a risposta multipla).

Le ragioni sono pratiche e teoriche. Quelle pratiche sono legate agli interessanti risultati empirici che una corretta implementazione di queste misure ci può dare

Ma le ragioni teoriche sono più forti, anche se non facilmente evidenti: la misura deve soddisfare requisiti "profondi"; raccomandazioni come quelle di Stevens ("misurare significa assegnare numerali agli oggetti secondo determinate ipotesi", 1951), Galtung ("data una variabile, misurare significa stabilire una corrispondenza tra i valori della variabile ed un insieme di numeri" (sic!!!), 1967), Blalock ("la misurazione è un processo generale attraverso il quale si assegnano numeri ad oggetti…  [cioè Stevens]…  in modo che si comprenda il tipo di operazione matematica che viene impiegato", 1982) appaiono troppo generiche e carenti.

Il lettore può approfondire le ragioni dell'esigenza di utilizzare, oltre ad un modello matematico comprensibile (come suggerisce Blalock) "solo e soltanto" un certo tipo di modello, ovvero quello di Rasch.

Il modello di Rasch è l'unico modello matematico ad ammettere statistiche sufficienti (oggetti che hanno forti applicazioni nella meccanica quantistica e nella statistica matematica, anche se, a parere di Rasch, "gli statistici non avrebbero compreso la portata e l'importanza di tali oggetti"). 

Questa caratteristica (la Sufficienza) è l'unica in grado di garantire l'oggettività specifica: la regola d'oro che si deve seguire nella ricerca di una misura se si vuole che questa possegga validità e generalità (Georg Rasch, On Specific Objectivity: An attempt at formalizing the request for generality and validity of scientific statements, 1977).

Questa posizione potrà sembrare forse un po' dogmatica, sia ai fautori dell'approccio classico, che a quelli della scuola che propugna i modelli Irt (Item Response Theory), di cui quello di Rasch "sarebbe" un caso particolare…  (e quindi non si vede perché usarlo quando ce ne sono di più sofisticati che si adattano meglio ai dati).

Non starò qui a spiegare a costoro le ragioni di questa scelta di campo: forse non hanno capito quali sono i fondamenti del modello di Rasch. A costoro, e soprattutto a coloro i quali, non fidandosi (giustamente) dell'approccio classico o della teoria Irt, vorrebbero buttarli a mare o relegarli ad un esercizio faticoso, ma necessario, vorrei suggerire che si potrebbe correre il rischio di buttare via il bambino (modello di Rasch) con l'acqua sporca (teoria classica e modelli Irt con "b" diverso da 1). 



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COMMENTI
08/02/2014 - Anch'io non capisco (Giorgio Israel)

Forse anch’io non ho capito nulla, ma se si tratta di confrontare le valutazioni ottenuti dagli insegnanti con quelle ottenute con i test, a livello di classe, tutto è banale: non c’è bisogno di alcuna raffinata tecnica statistica. In tal caso, bisognerebbe però abolire la prova Invalsi della terza media perché interferisce con la media degli insegnanti: errore di “misurazione” che non farebbe neppure un principiante. Quando si osserverà che le graduatorie sono identiche, tutto bene, bottiglie di champagne. Ma se risulteranno divergenti, che si farà? Si inviteranno gli insegnanti a modificare i loro criteri di valutazione o il loro insegnamento prendendo a riferimento i risultati Invalsi, o si procederà a valutare l’adeguatezza dei test? Nel primo caso, l’Invalsi diventerebbe il controllore capillare dell’insegnamento e dell’insegnante (prospettiva che reputo terrificante). Nel secondo caso, sarà la scuola a valutare l’Invalsi, cioè avremmo pagato un fracco di euro per vedere se l’ente funziona… Non pare evidente che bisogna pensare a qualcosa di più ragionevole (ovvero che l’Invalsi si occupi di valutazioni nazionali aggregate mediante metodi statistici “leggeri” e che faccia ricerca didattica in stretta collaborazione con le scuole e in modo trasparente?).

 
07/02/2014 - MA ALLORA L’INVALSI È PROPRIO INUTILE?! (Vincenzo Pascuzzi)

MA ALLORA L’INVALSI È PROPRIO INUTILE?! Forse non ho capito bene, oppure non ho capito nulla. Ma se l’ultimo periodo (*) dell’articolo contiene la conclusione di Enrico Gori, ne segue che tutta l’attività Invalsi è volta a dimostrare l’inutilità dello stesso Invalsi! (*) «Nel contempo, onde fugare dubbi sulla validità della metodologia, dovrebbero essere previsti progetti di ricerca, in tutte le scuole d'Italia, volti a stimare, attraverso le più affidabili tecniche statistiche, la correlazione, a livello di classe, tra la graduatoria dei voti derivanti dalla normale attività di valutazione da parte degli insegnanti e quella derivante dall'applicazione dei test: quando si osserverà che le due graduatorie sono sostanzialmente identiche, a meno di ovvi errori casuali, nella stragrande maggioranza delle classi italiane, allora la valutazione attraverso test acquisterà finalmente il rispetto e la considerazione che merita.»