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SCUOLA/ Nuovo Invalsi, così educazione e test possono andare insieme

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A questo riguardo, e concludo, vorrei portare un solo argomento di riflessione.

La famosa legge di Zipf ha individuato regolarità statistiche sorprendenti nella struttura della lingua scritta.

Come noto, "…in the Brown Corpus of American English text, the word 'THE' is the most frequently occurring word, and by itself accounts for nearly 7% of all word occurrences (69,971 out of slightly over 1 million). True to Zipf's Law, the second-place word "of" accounts for slightly over 3.5% of words (36,411 occurrences), followed by "and" (28,852)". 

In pratica la prima parola più frequente in un testo ricorre "esattamente" il doppio della seconda parola più frequente… e così via. È qui chiaro che un alieno che arrivasse sulla Terra capirebbe che la pagina di un libro… è la… "pagina di un libro" …(quindi l'espressione di un linguaggio e di una intelligenza superiore a quella della scimmia, che sparge le lettere su un foglio di carta a casaccio) perché i simboli usati al suo interno soddisfano la legge di Zipf. 

Ora si può dimostrare anche che: "Empirically, a data set can be tested to see if Zipf's law applies by running the regression log R = a - b log n where R is the rank of the datum, n is its value and a and b are constants. Zipf's law applies when b = 1".

Orbene, una condizione del  genere, come ben sanno i colleghi statistici e psicometrici, imposta (mutatis mutandi ovviamente) ad un modello Irt, porta inevitabilmente al modello di Rasch! In sostanza, dunque, il modello di Rasch soddisferebbe le stesse condizioni formali, di tipo matematico, che vengono soddisfatte dalle lingue scritte, e in base alle quali un insieme di parole buttate su un foglio può essere definito "linguaggio" . 

A parte l'ovvia curiosità che sorge: ma… "il linguaggio è una misura"? e viceversa, "la misura è un linguaggio"? (probabilmente  fanno entrambe parte di un insieme più ampio di oggetti che ci contraddistingue come esseri pensanti, ma solo in parte scoperto e pienamente acquisito, visto che stiamo a discutere su cosa sia una misura)… 

La morale della favola è la seguente: nessuno acquisterebbe il romanzo scritto da una scimmia! Allo stesso modo, è opportuno che le tasse degli italiani siano spese per produrre misure dei livelli di conoscenza che abbiano un solido fondamento teorico.

Una volta che ci si incammini su questa strada maestra le cose successive da fare sono abbastanza chiare.

1. Riesaminare attraverso il modello di Rasch tutte le banche dati docimologiche nazionali ed internazionali, ripulendole degli item che non soddisfano il modello (le indagini Timss non usano modelli di Rasch ma modelli Irt più generali; in particolare è stato valutato che nelle item banks statunitensi circa il 30% degli item non soddisfa il modello di Rasch).



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COMMENTI
08/02/2014 - Anch'io non capisco (Giorgio Israel)

Forse anch’io non ho capito nulla, ma se si tratta di confrontare le valutazioni ottenuti dagli insegnanti con quelle ottenute con i test, a livello di classe, tutto è banale: non c’è bisogno di alcuna raffinata tecnica statistica. In tal caso, bisognerebbe però abolire la prova Invalsi della terza media perché interferisce con la media degli insegnanti: errore di “misurazione” che non farebbe neppure un principiante. Quando si osserverà che le graduatorie sono identiche, tutto bene, bottiglie di champagne. Ma se risulteranno divergenti, che si farà? Si inviteranno gli insegnanti a modificare i loro criteri di valutazione o il loro insegnamento prendendo a riferimento i risultati Invalsi, o si procederà a valutare l’adeguatezza dei test? Nel primo caso, l’Invalsi diventerebbe il controllore capillare dell’insegnamento e dell’insegnante (prospettiva che reputo terrificante). Nel secondo caso, sarà la scuola a valutare l’Invalsi, cioè avremmo pagato un fracco di euro per vedere se l’ente funziona… Non pare evidente che bisogna pensare a qualcosa di più ragionevole (ovvero che l’Invalsi si occupi di valutazioni nazionali aggregate mediante metodi statistici “leggeri” e che faccia ricerca didattica in stretta collaborazione con le scuole e in modo trasparente?).

 
07/02/2014 - MA ALLORA L’INVALSI È PROPRIO INUTILE?! (Vincenzo Pascuzzi)

MA ALLORA L’INVALSI È PROPRIO INUTILE?! Forse non ho capito bene, oppure non ho capito nulla. Ma se l’ultimo periodo (*) dell’articolo contiene la conclusione di Enrico Gori, ne segue che tutta l’attività Invalsi è volta a dimostrare l’inutilità dello stesso Invalsi! (*) «Nel contempo, onde fugare dubbi sulla validità della metodologia, dovrebbero essere previsti progetti di ricerca, in tutte le scuole d'Italia, volti a stimare, attraverso le più affidabili tecniche statistiche, la correlazione, a livello di classe, tra la graduatoria dei voti derivanti dalla normale attività di valutazione da parte degli insegnanti e quella derivante dall'applicazione dei test: quando si osserverà che le due graduatorie sono sostanzialmente identiche, a meno di ovvi errori casuali, nella stragrande maggioranza delle classi italiane, allora la valutazione attraverso test acquisterà finalmente il rispetto e la considerazione che merita.»