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SCUOLA/ Nuovo Invalsi, così educazione e test possono andare insieme

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L'attesa è finita: sarà Annamaria Ajello a guidare l'Istituto nazionale di valutazione. Alla domanda su quale sarà la sua linea, la professoressa Ajello ha detto di confidare nell'incontro tra l'approccio quantitativo e quello qualitativo. "Obiettivamente non si può scegliere una posizione, bisogna vederle entrambe. L'Invalsi ha fatto una grande fatica per affermarsi e superare le diffidenze, ora dobbiamo mettere insieme dati quantitativi e qualitativi per consolidarlo" ha dichiarato la neopresidente a Corriere.it. Ajello ha anche affermato di ispirarsi a un frase di Piero Cipollone: "l'Invalsi deve fornire misurazioni, non valutazione. E deve fermarsi sempre sulla soglia delle scuole". Ci sarà tempo per capire più in dettaglio quale direzione prenderanno ora le politiche valutative. Ciò nonostante, gli elementi di criticità sono ben noti, come sanno i lettori di queste pagine (prendo le mosse, a titolo di esempio, da due articoli recenti: quello di Carlo Scognamiglio e quello di Sharon Mollerus).

a.  La valutazione può diventare strumento di  selettività "arbitraria" e classista che tende a perpetuare le differenze sociali;  

b.  contribuisce ad alimentare l'individualismo imperante, e può entrare in conflitto con le finalità di socializzazione ed altruismo, obiettivi importanti per la scuola al pari della trasmissione di conoscenze e creazione di competenze;

c.  è strumento che rischia di destabilizzare le famiglie, spesso più i genitori che gli allievi, mettendoli in conflitto con la scuola;

d.  deve essere impiegato con estrema cautela per venire incontro alle (sempre più riconosciute) difficoltà e problematiche specifiche di ciascun studente, di cui è giusto che il sistema scuola si faccia carico;

e.  nella sua forma "standardizzata" stimola il "teaching (ed il learning) to the test" ed il "cheating", sia da parte dei docenti che degli studenti;

f.  sempre nella sua forma "standardizzata" recenti prese di posizione da parte del mondo della psicometria (cfr. Günter Trendler) evidenziano che i fenomeni di cui questa si occupa (tra cui le conoscenze disciplinari) non potrebbero essere suscettibili di misurazione oggettiva.

A fronte di tutti questi evidenti elementi negativi, resterebbero solo alcuni aspetti positivi, ovvero:

i.  è un mezzo sintetico, ma efficace, per comunicare allo studente le sue performance, evidenziare i suoi punti deboli e stimolarlo a migliorare;

ii.  è lo strumento che, purtroppo, nel bene o nel male (e non ci sarà modo di cambiare questo stato di cose), è utilizzato dalle migliori università straniere (verso le quali si sta volgendo un crescente numero di ragazzi italiani) per selezionare all'accesso gli studenti più bravi, indipendentemente dal loro stato economico e sociale;



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COMMENTI
08/02/2014 - Anch'io non capisco (Giorgio Israel)

Forse anch’io non ho capito nulla, ma se si tratta di confrontare le valutazioni ottenuti dagli insegnanti con quelle ottenute con i test, a livello di classe, tutto è banale: non c’è bisogno di alcuna raffinata tecnica statistica. In tal caso, bisognerebbe però abolire la prova Invalsi della terza media perché interferisce con la media degli insegnanti: errore di “misurazione” che non farebbe neppure un principiante. Quando si osserverà che le graduatorie sono identiche, tutto bene, bottiglie di champagne. Ma se risulteranno divergenti, che si farà? Si inviteranno gli insegnanti a modificare i loro criteri di valutazione o il loro insegnamento prendendo a riferimento i risultati Invalsi, o si procederà a valutare l’adeguatezza dei test? Nel primo caso, l’Invalsi diventerebbe il controllore capillare dell’insegnamento e dell’insegnante (prospettiva che reputo terrificante). Nel secondo caso, sarà la scuola a valutare l’Invalsi, cioè avremmo pagato un fracco di euro per vedere se l’ente funziona… Non pare evidente che bisogna pensare a qualcosa di più ragionevole (ovvero che l’Invalsi si occupi di valutazioni nazionali aggregate mediante metodi statistici “leggeri” e che faccia ricerca didattica in stretta collaborazione con le scuole e in modo trasparente?).

 
07/02/2014 - MA ALLORA L’INVALSI È PROPRIO INUTILE?! (Vincenzo Pascuzzi)

MA ALLORA L’INVALSI È PROPRIO INUTILE?! Forse non ho capito bene, oppure non ho capito nulla. Ma se l’ultimo periodo (*) dell’articolo contiene la conclusione di Enrico Gori, ne segue che tutta l’attività Invalsi è volta a dimostrare l’inutilità dello stesso Invalsi! (*) «Nel contempo, onde fugare dubbi sulla validità della metodologia, dovrebbero essere previsti progetti di ricerca, in tutte le scuole d'Italia, volti a stimare, attraverso le più affidabili tecniche statistiche, la correlazione, a livello di classe, tra la graduatoria dei voti derivanti dalla normale attività di valutazione da parte degli insegnanti e quella derivante dall'applicazione dei test: quando si osserverà che le due graduatorie sono sostanzialmente identiche, a meno di ovvi errori casuali, nella stragrande maggioranza delle classi italiane, allora la valutazione attraverso test acquisterà finalmente il rispetto e la considerazione che merita.»