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SCUOLA/ Alunni adottati, la famiglia "vale" più di un collegio dei docenti

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uno sguardo parcellizzante e fondato sul paradigma del bisogno ("In ogni classe, pertanto, possono esservi alunni che necessitano di una speciale attenzione [corsivo nel testo, nda] non solo per la presenza di deficit, ma anche per ragioni di svantaggio sociale, economico linguistico, culturale"); uno sguardo clinico più che educativo, che sente la necessità di ricorrere anche a specifiche professionalità esterne alla scuola, e infine uno sguardo gerarchico che, dichiarando di mettere al centro l'interesse superiore del minore, mette nei fatti al centro della decisione che riguarda il destino di un uomo, sia pure bambino (limitatamente alla sua declinazione scolastica, s'intende!) il collegio docenti che "solo alla conclusione dell'iter descritto, inerente casi eccezionali e debitamente documentati, e sempre in accordo con la famiglia, potrà assumere la decisione di posticipare l'iscrizione alla scuola primaria". 

Diamo all'Amministrazione l'attenuante che questa prassi fa riferimento alla casistica citata in apertura, nella quale il collegio dei docenti è ragionevolmente chiamato in causa in merito al prolungamento della frequenza presso la scuola dell'infanzia e si occupa, quindi, di bambini conosciuti. Ma, nei casi contemplati dalla nota, è possibile che il bambino per la scuola sia ancora un perfetto sconosciuto. Ha senso, quindi, che l'astratta valutazione della scuola abbia più cogenza dell'intenzionale e responsabile valutazione della famiglia del bambino?

Ci si consenta, in chiusura, una chiosa su un'informazione, tanto corretta quanto strumentale, inserita nel testo della nota. In essa si fa riferimento al fatto che, nel 2012, ben 3106 bambini provenienti dall'estero sono arrivati in Italia in adozione con un'età media di 5 anni e 11 mesi, età soglia proprio per il tema oggetto delle presenti considerazioni. L'indice di tendenza centrale dato dalla media, tuttavia, non può trascurare la deviazione standard che, rispetto alle età in questione, è data da una distribuzione che va dall'età media di quasi 15 anni dei bambini provenienti dalla Bielorussia a quella di un anno dei bambini provenienti dalla Corea del Sud, dal Mali, o dal Senegal. 

Dopo l'anticipo per tutti, il posticipo per qualcuno. In tempo di scelte ed iscrizioni, teniamo aperta una domanda: e se non fosse l'età anagrafica l'indicatore più significativo per scrivere per la prima volta IO SONO A SCUOLA?



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