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SCUOLA/ Massa contro cultura, i due "modelli" che si contendono il campo

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Ancora più forti le perplessità sul tema della personalizzazione come fattore di indebolimento dello statuto pubblico della scuola; quasi un assalto, una specie di espropriazione "privatistica" al "supermercato della scuola". Personalizzare tuttavia, almeno nella mia storia di insegnante e dirigente scolastico, non è impoverire il pubblico, ma arricchire ciò che è comune con il riconoscimento e la valorizzazione dei talenti di ogni persona. È vero che la personalizzazione può essere pensata e svolta come "una tecnica impiegata in modo simbolico per fornire agli insegnanti, agli studenti e alle loro famiglie la giustificazione di un agire che non è in grado di fare appello a nient'altro se non alle sue procedure interne, alle sue routine appunto tecnicizzate". Ma questa non è l'autentica personalizzazione, quella di cui parlano altri eccellenti autori italiani e stranieri. 

Personalizzare è agire e pensare da persona, compartecipare responsabilmente alla costruzione del bene comune in classe e nella scuola, vera comunità di apprendimento. Non è semplicemente "una calorosa sollecitudine per la persona". Almeno per quei docenti nella scuola pubblica (statale e paritaria) che entrano in classe per lavorare con gli alunni, non semplicemente per l'alunno. Mi riferisco agli insegnanti e a certe loro associazioni impegnati a (far) riconoscere "alla scuola il canone; alla vita di fuori, tutto quello che ne tenta le strutture portanti", come conclude lo stesso  Scotto di Luzio. 

Questo è possibile. Anzi, esiste già in alcune istituti e zone di Italia. Può diventare esperienza di tutti  senza che nessuno finisca in pasto né al progressismo della pedagogia come ideologia e tecnica dei poveri, né al pessimismo catastrofico, né alla rassegnazione in attesa di pensionamento. La scuola non è solo una vicenda politica ed intellettuale: è un affare di popolo a cui interessa  educare al giudizio e al gusto i suoi figli. In fondo lo testimoniano e lo desiderano, magari inconsciamente, quasi tutti quei milioni che mattino si dirigono verso la scuola. 

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