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SCUOLA/ Gentili (Confindustria): perché il Corriere difende gli interessi corporativi?

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Ma perché sia fino in fondo un servizio pubblico, bisogna che la pubblica opinione sulla scuola cresca. E la politica affermi la sua visione lungimirante anche con scelte apparentemente impopolari ma che nel lungo periodo mostreranno i loro effetti (come è avvenuto in tutti i paesi in cui la scuola è stata "deperonizzata").

Diceva giustamente Claude Allegre, indimenticabile ministro francese dell'istruzione, che per innovare la scuola bisognava battere la perversa alleanza tra mammuth (la burocrazia) e dinosauro (il corporativismo). 

Quando la burocrazia (è successo per il caso della sospensiva del concorso per i presidi lombardi) si fa dettare l'agenda dal corporativismo, la nuova Italia che Renzi si è impegnato a costruire si allontana. 

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COMMENTI
10/03/2014 - Come dimenticare la cultura di cui si è portatori (enrico maranzana)

“Si può impedire ai nostri figli di avere insegnanti e presidi giovani e preparati” è una domanda fuorviante, una questione che banalizza il problema scuola. I nodi da sciogliere sono ben altri. Perché nelle scuole non ci sono mansionari? Eppure non esiste complesso organizzato che non espliciti l’oggetto del mandato conferito ai lavoratori e che non consideri la valutazione come stato conclusivo di un processo progettuale che soppesa lo scostamento tra gli obiettivi programmati e i risultati conseguiti. Non esiste complesso organizzato che non abbia definito la propria struttura decisionale ricorrendo ai dettami delle scienze dell’amministrazione: la scuola vive nel passato, abbarbicata all’obsoleto, inadeguato e inefficace modello gerarchico-lineare che la legge, inascoltata, ha abbandonato de decenni. Anche l’auspicato dimagrimento di viale Trastevere occulta lo stato delle cose. Se si fosse aperto un Pof, casualmente scelto, si sarebbe constatato che l’inefficacia delle norme sull’autonomia delle istituzioni scolastiche ha una precisa e manifesta origine. “La progettazione educativa, formativa e dell’istruzione, sostanza dell’autonomia delle istituzioni scolastiche”, non è praticata. Il medico competente osserva i sintomi delle malattie e li interpreta riportandoli all’interno d’una struttura concettuale scientificamente definita.

 
10/03/2014 - Chissà (Sergio Palazzi)

"Avremo i sindacati contro? Ce ne faremo una ragione". Questa frase, la più rivoluzionaria in Italia dai tempi di Galileo, l'ha detta il presidente Renzi nel salotto di Fazio. Vediamo. Quanto all'istruzione tecnica, sono trent'anni che resta sospesa nel limbo: è un "liceo con qualcosa in più", come è stata e può essere nelle sue esperienze migliori del suo secolo abbondante di vita, o è una variante del professionale, a sua volta troppo pieno di libri e troppo vuoto di laboratori? Poteva avere senso l'idea di trasformare l'Istituto Tecnico in un "liceo tecnologico" come voleva una nota proposta di riforma panlicealista? O va considerato nella logica e nei codici delle "vocational schools", sulla cui impostazione "minoritaria" ci sono peraltro parecchi ripensamenti all'estero, gettando a mare una esperienza originale italiana che avremmo dovuto e potuto esportare nel mondo?