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SCUOLA/ Kostoris (Anvur): i nostri studenti, divisi tra due "partiti"

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I gruppi disciplinari con i test migliori da questo punto di vista sono Medicina, Matematica, Fisica, Statistica e Psicologia. Le prime due hanno in realtà una sensibile prevalenza nella parte scientifico-quantitativa, mentre Psicologia è uno dei pochi casi in cui le due "logiche" sono più in equilibrio e meno dissociate. Dipende verosimilmente dal fatto che i docenti di psicologia hanno una maggiore consapevolezza dell'importanza delle competenze generaliste e insieme specialistiche.

Quali indicazioni di governance si ricavano dalla sperimentazione Teco?
L'università dovrebbe sentirsi chiamata a compensare le carenze iniziali. In realtà il decreto 270 del 2004 richiede che al loro ingresso in università gli studenti siano sottoposti a una verifica delle loro competenze iniziali, secondo modalità stabilite dai regolamenti d'ateneo. La norma prevede che nel primo anno i limiti formativi degli studenti siano colmati con particolari corsi aggiuntivi. Tuttavia è un decreto che rimane ampiamente disapplicato.

Come si spiega secondo lei la separazione tra le due "culture" nei nostri studenti?
Nella tradizione culturale italiana c'è l'idea che la storia e le discipline umanistiche abbiano una dignità superiore alle discipline scientifiche. I due "gruppi" di studenti andrebbero invece messi in condizione di occuparsi, per un dato tempo, di ciò che caratterizza ed esprime il "bernoccolo" dell'altra parte. Oggi leggendo il New York Times capita di trovare un grafico o una tabella all'interno del pezzo. Perché uno studente dovrebbe rinunciare a capirne una parte?

E utilizzare il quinto anno delle superiori in chiave propedeutica all'università?
Se si utilizzassero gli anni della scuola secondaria per potenziare queste competenze di ordine generalista sarebbe una cosa positiva, però non vorrei collegare questo fatto alla riduzione temporale della scuola secondaria che è un problema aperto in sé, e nel quale ora non vorrrei entrare.

Qual è secondo lei la strada maestra per migliorare le competenze generaliste?
Innanzitutto, eviterei di fare dei corsi dedicati proprio a queste competenze. Per maturarle si dovrebbe invece studiare in un altro modo. Per esempio, anziché apprendere passivamente il classico libro di testo adottato perché scritto dal docente, sarebbe più formativo avere a disposizione una reading list, prendere gli spunti da diversi autori, rielaborare fonti diverse, utilizzando linguaggi e logiche diversi… È così che si educa un pensiero più selettivo, critico e maturo.

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
12/03/2014 - Bene... (Enrico Gori)

Faccio i miei complimenti alla collega per la bellissima ricerca ed iniziativa che finalmente metterà un freno ai danni prodotti da regole di finanziamento che, premiando di fatto il numero di esami svolti, hanno portato ad un grave problema di qualità dei livelli di conoscenze e competenze nei nostri studenti universitari. Spero però anche che si faccia presto a comprendere attraverso studi scientifici adeguati, che le gravi carenze degli studenti universitari italiani dipendono dalla scarsa preparazione con cui arrivano alla fine della scuola media superiore. Fatto documentato a 15 anni dall'OCSE-PISA e in età più precoci dalle indagini TIMSS. E che il modo per evitare questo non sono certo corsi di "recupero" nei primi mesi di università, né nell'ultimo anno della 5a superiore. L'unica soluzione è, come suggerisce Mereghetti (http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2014/3/5/SCUOLA-Uno-per-uno-l-unico-metodo-per-abbattere-il-debito-/476121/) "prenderli uno per uno", e come suggerisco io da anni, prenderli "in tempo" con metodologie del tipo NWEA.ORG verso le quali l'INVALSI potrebbe più proficuamente volgere il suo impegno.