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SCUOLA/ Pas nel caos, c'è una sola via d'uscita

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È ben evidente che non si tratta di far fare un tirocinio a questi docenti (basterebbe considerare tirocinio, il loro effettivo insegnamento), ma è fondamentale poter rileggere criticamente la loro azione d'aula, il loro fare scuola quotidiano, perché è questa la pasta di cui è fatto l'insegnamento. Si tratterebbe di riflettere sull'azione proprio a partire dalle teorie fornite dagli atenei. È quanto hanno cercato di fare gli atenei virtuosi, lavorando da subito all'interno delle pieghe dei decreti per trovare  la possibilità di far collaborare i tutor coordinatori, in modo da garantire un percorso comunque qualificato anche in vista della preparazione della tesi finale, che sarà squisitamente legata all'azione didattica. 

È quindi un gioco ad incastro tra pratica e teoria, tra scuola e università,  che può diventare tanto più potente, quanto più l'incastro è forte. 

Ci sembra che per uscire dalle morte gore di uno stato che investe praticamente solo sugli atenei, i quali a loro volta non riescono a rispondere con un'adeguata offerta formativa, vista la mole degli iscritti; e per rendere veramente completa la formazione dei giovani insegnanti, occorre – a nostro avviso – imprimere una potente virata alla rotta della politica sulla formazione: ci pare che l'attuale ministro Giannini l'abbia già impressa, ribadendo un no ai concorsoni, che dovrebbero essere sostituiti da "tirocini formativi". Siamo assolutamente d'accordo: si impara ad insegnare, insegnando e riflettendo sul proprio operato.

È allora evidente che il fulcro non potranno più essere le università, ma le istituzioni scolastiche. Perché allora non sostenere la proposta di questi giorni avanzata dalla Uil-Scuola in una lettera al ministro riguardo ad un provvedimento d'urgenza "che demandi sia la gestione che l'organizzazione dei corsi alle istituzioni scolastiche"?

E perché, ancora, non andare oltre, abbracciando l'ipotesi di coinvolgere più fattivamente anche le associazioni dei docenti, che, per loro natura, sono una mediazione tra teoria e pratica, tra riflessione teorica e azione didattica? Sicuramente, una sinergia equilibrata tra atenei, istituzioni scolastiche e associazioni di docenti potrebbe essere un mix per vincere anche l'onerosità organizzativa e finanziaria, oltre che la "possibile" disaffezione dei docenti per una formazione che, invece, a nostro avviso, dovrebbe sempre più diventare momento qualificante e imprescindibile per svolgere con passione e professionalità un mestiere, che richiede massicce dosi di entrambi gli ingredienti.



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COMMENTI
14/03/2014 - Cambiare il reclutamento degli insegnanti (FRANCO BIASONI)

E' oramai chiaro a tutti che il sistema di reclutamento di docenti e dirigenti della scuola statale fa acqua da tutte le parti. E' inefficiente ma anche inefficace. Non è detto che i selezionati siano i migliori, anzi probabilmente i migliori non partecipano nemmeno. Non è detto che i selezionati siano messi nelle condizioni di mettere a frutto le loro competenze nell'attuale scuola statale. D'altra parte alcune ricerche mettono in dubbio che simili procedure possano veramente evidenziare le qualità augurabili in un docente. E allora? Le scuole statali devono diventare scuole statali autonome e assumere direttamente il loro personale.

 
14/03/2014 - Validità parziale della proposta (enrico maranzana)

“In Italia è l’università ad avere il timone dell’organizzazione della formazione” ma non dovrebbero “più esserne il fulcro”. L’argomentazione che l’autore propone è solida e, per un suo approfondimento, rimando in rete a “Formazione docenti: l’illogicità del decreto legge 104/13”. “Demandare sia la gestione che l’organizzazione dei corsi alle istituzioni scolastiche”, invece, sarebbe una proposta costruttiva a condizione che le scuole fossero sistemi orientati al conseguimento del fine istituzionale: la promozione delle competenze dei giovani. Ma così non è: le scuole certificano le competenze ma non le perseguono. I laboratori, indicati dai regolamenti di riordino del 2010 come modalità didattica da privilegiare e funzionali ai nuovi traguardi sono praticati in casi del tutto sporadici. Un problema che richiede l’assunzione di un diverso punto di vista, tratteggiato nello scritto “La professionalità dei docenti: un campo inesplorato” visibile in rete.