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SCUOLA/ Pas nel caos, c'è una sola via d'uscita

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Dove si sono persi i Pas? Anche quest'anno sembra riprodursi il copione messo in scena lo scorso anno, per l'avvio del Tfa.

Ora – come allora – la partenza è a macchia di leopardo.

Ora – come allora – regna non poca confusione.

Il Miur ha finalmente pubblicato una tabella con le sedi d'esame: ma ciò che se ne deduce è – appunto – che la situazione è variegata, con alcuni corsi posticipati al prossimo anno, molti altri non attivati, senza l'indicazione degli ammessi. Altri sono stati attivati con un numero molto esiguo di partecipanti. Mistero.

Ciò che è chiaro è che gli atenei hanno risposto in modo diversificato: come lo scorso anno, alcuni hanno cercato di attivare tutti i corsi possibili, anche se onerosi, e sono già partiti, chiedendo supporto ai coordinatori tutor che – ricordiamolo – quest'anno non sono stati chiamati in causa direttamente perché non è previsto il tirocinio a scuola; altri, come il Politecnico di Milano,  invece si sono addirittura rifiutati di accogliere i tirocinanti perché non sono stati sottoposti ad una prova preselettiva, peraltro non prevista dall'art. 4 del DM n. 81/2013; molti – infine – non hanno attivato i Pas per la scuola dell'infanzia e primaria perché non sono riusciti a gestire il gran numero di iscrizioni.

Purtroppo, poi, molti sono gli atenei che ritardano l'apertura dei corsi: se pensiamo che il DD n. 45 del 22 novembre 2013 prevedeva che i Pas avrebbero dovuto "iniziare, preferibilmente, entro la seconda metà del mese di dicembre 2013 e terminare, possibilmente, entro la prima decade di giugno 2014" (art. 3, c. 1), sorprende non poco il fatto che, ad oggi, ci siano università che neppure hanno emanato i bandi per assumere i docenti! In questi casi i corsi potrebbero iniziare solo a giugno (come in Val d'Aosta), e quindi i corsisti – una volta abilitati – non potranno iscriversi alle graduatorie di II fascia (sempre che, queste ultime, si aprano dopo giugno: altrimenti neppure le università virtuose potranno abilitare in tempi utili).

Giungono notizie che non poche università facciano ripetere gli stessi esami che alcuni corsisti hanno sostenuto nelle stesse sedi lo scorso anno per il Tfa con esito positivo; pare anche che alcuni atenei abbiano previsto un fuoco di fila di esami, che si moltiplicano e che fungono – neppur tanto copertamente – da prove preselettive; così come non raramente risultano disattese le indicazioni del Miur che nel DD n. 58/2013 all'art. 6 suggeriva che, "in linea di massima", le lezioni si tenessero "nelle ore pomeridiane e/o nell'intera giornata del sabato, fatta salva diversa articolazione fissata dagli Atenei e dalle Istituzioni A.F.A.M., in relazione a specifiche esigenze dei corsisti". Basta guardare i calendari delle università per rendersi conto che le cose vanno diversamente.



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COMMENTI
14/03/2014 - Cambiare il reclutamento degli insegnanti (FRANCO BIASONI)

E' oramai chiaro a tutti che il sistema di reclutamento di docenti e dirigenti della scuola statale fa acqua da tutte le parti. E' inefficiente ma anche inefficace. Non è detto che i selezionati siano i migliori, anzi probabilmente i migliori non partecipano nemmeno. Non è detto che i selezionati siano messi nelle condizioni di mettere a frutto le loro competenze nell'attuale scuola statale. D'altra parte alcune ricerche mettono in dubbio che simili procedure possano veramente evidenziare le qualità augurabili in un docente. E allora? Le scuole statali devono diventare scuole statali autonome e assumere direttamente il loro personale.

 
14/03/2014 - Validità parziale della proposta (enrico maranzana)

“In Italia è l’università ad avere il timone dell’organizzazione della formazione” ma non dovrebbero “più esserne il fulcro”. L’argomentazione che l’autore propone è solida e, per un suo approfondimento, rimando in rete a “Formazione docenti: l’illogicità del decreto legge 104/13”. “Demandare sia la gestione che l’organizzazione dei corsi alle istituzioni scolastiche”, invece, sarebbe una proposta costruttiva a condizione che le scuole fossero sistemi orientati al conseguimento del fine istituzionale: la promozione delle competenze dei giovani. Ma così non è: le scuole certificano le competenze ma non le perseguono. I laboratori, indicati dai regolamenti di riordino del 2010 come modalità didattica da privilegiare e funzionali ai nuovi traguardi sono praticati in casi del tutto sporadici. Un problema che richiede l’assunzione di un diverso punto di vista, tratteggiato nello scritto “La professionalità dei docenti: un campo inesplorato” visibile in rete.