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SCUOLA/ Le 4 frasi del ministro Giannini che vanno prese sul serio

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)

b. "Riconoscere piena dignità alla scuola paritaria". Complimenti ministro Giannini, direbbero i nostri Costituenti. Questo passaggio conferma che siamo finalmente "a monte" rispetto alla richiesta a favore della libertà di scelta educativa che domanda pluralismo; altrimenti che scelta è? In tal senso è importante completare la legge 62/2000, nata monca.

c. "Considerare le spese per l'istruzione non come costi ma come investimenti in capitale umano".  Investire in capitale umano significa avere a cuore il futuro dell'Italia. Investire significa: a) rendersi conto dei bisogni, b) avere consapevolezza delle risorse attuali, c) considerare i benefici maggiori in rapporto al margine di rischio, d) azzerare gli sprechi, o costi cattivi, in vista dell'investimento.

Ricordiamo che l'Italia è il paese che spende di più e peggio in Europa. La causa principale? Carenza di educazione, formazione, cultura. Ed è qui che si inserisce la chiave di volta fra i principi sopra enunciati e gli aspetti concreti che ne seguiranno. Affinché l'intuizione di queste dichiarazioni non sia l'ennesima occasione persa, fagocitata da altri interessi che allontanano da una posizione così chiara e lucida, l'unico passaggio di fatto che la storia ci suggerisce è: 1. si individui il costo standard dell'allievo nelle forme che si riterranno più adatte al sistema italiano, 2. si dia alla famiglia la possibilità di scegliere fra scuola pubblica statale e scuola pubblica paritaria. 

Risultato: 1. una buona e necessaria concorrenza fra le scuole sotto lo sguardo garante dello Stato; 2. innalzamento del livello di qualità del sistema scolastico italiano con la naturale fine dei diplomifici e delle scuole che non fanno onore ad un servizio nazionale di istruzione d'eccellenza quale l'Italia deve perseguire per i propri cittadini, 3. valorizzazione dei docenti e riconoscimento del merito, come risorsa insostituibile per la scuola e la società, 4. abbassamento dei costi e destinazione di ciò che era sprecato ad altri scopi.

Si innesca cosi un circolo virtuoso che rompe il meccanismo dei tagli, conseguenti a sempre minori risorse (perché sprecate) che producono a loro volta altro debito pubblico. Il welfare non può sostenere altri costi; non a caso il principio di sussidiarietà, oltre ad avere una valenza etica è anzitutto un principio economico prioritario. Europa docet.

A questo punto, liberate le risorse, si potrà investire nella valorizzazione e valutazione, nell'innovazione e sviluppo. 

L'utopia ci potrebbe far dire che, comunque vada, il solo aver udito simili dichiarazioni è tanto; ma l'emergenza educativa urge e ci sprona a sperare e a domandare una chiara volontà politica in tal senso. Politica. L'economia, la ragione e il buon senso hanno già dato.



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COMMENTI
18/03/2014 - Lo Stato italiano nasce centralista (Vincenzo Pascuzzi)

Lo Stato italiano nasce centralista e anticlericale. L’autrice dell'articolo dimentica (o omette!!) di dire che lo Stato italiano nasce centralista (e centralizzato) per rispondere a specifiche esigenze (unitarie: antiregionaliste) e, soprattutto, con un netto accento anticlericale dovuto al problema della questione romana. Si propose perfino il divorzio. Anna Monia Alfieri omette anche un passaggio fondamentale che è rappresentato dalla fase costituente. E che non è di poco conto. Perché le scuole nelle mani dello Stato? Perché l'"esame di Stato", pur nel sancito diritto di libertà di scelta delle famiglie? E, ancora, perché niente costi a carico dello Stato per l'istruzione privata? Una Costituzione di un paese LIBERO non poteva non contemplare la libertà: di scelta delle famiglie, di insegnamento, dopo gli anni bui del testo unico. Ma doveva fare i conti con due problemi, uno geografico e uno storico. Quello geografico: la presenza del Vaticano in Italia. Quello storico: la natura confessionale delle scuole private italiane (a parte quelle per il recupero anni). Fu dunque in nome della laicità dello Stato che venne curata la struttura costituzionale del sistema scolastico, esami di Stato compresi: perfino dai liberali, che, obbligati a scegliere fra pluralità e laicità, preferirono garantire la laicità. (In collaborazione con L.R.)

 
17/03/2014 - L’aziendalizzazione estrema delle scuole! (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

A dispetto delle dichiarazioni del ministro ("Non avviare nuove riforme"), Anna Monia Alfieri ri-propone una super-riforma megagalattica: l’aziendalizzazione estrema e totale delle scuole! La cui realizzazione richiederebbe decenni, la condivisione convinta e perseverante di tutte le forze politiche, il consenso pieno da parte di docenti, ata, ds, studenti e famiglie, e risorse. Condizioni inesistenti al momento, né ipotizzabili per il futuro. E poi la ri-proposta è ancora – dopo anni – a livello di idea larvale, suggestiva per una minoranza, con lacune, omissioni, incertezze, esplicitamente rifiutata da molti e con solide motivazioni. Come si può pensare che dei governi incapaci a gestire decentemente la scuola attuale, sarebbero invece capaci di assicurare davvero “lo sguardo garante dello Stato” sulle scuole-aziende? Chi si dovrebbe farsi carico di problemi quali: la sicurezza e l’adeguatezza degli edifici, la dispersione scolastica, il precariato storico cronicizzato, le retribuzioni inadeguate di TUTTI i docenti, ….? Sono questioni ignorate dalla nota di A.M.A. e da altri commentatori su posizioni simili. A parte l’incostituzionalità, l’erogazione di un voucher, pari al “costo standard dell’allievo”, da assegnare tramite le famiglie, alle scuole statali e private, porrebbe queste ultime in posizione di vantaggio potendo esse chiedere altri contributi alle famiglie che ora sono in grado di sostenere per intero le rette!

 
17/03/2014 - L’aziendalizzazione estrema delle scuole! (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

Già adesso lo Stato è nella imbarazzante situazione di richiedere per le SUE scuole contributi “volontari” (100-200 euro) alle famiglie, mentre eroga contributi (intorno ai 500 euro pro capite) alle private! Ma forse il vero scopo perseguito non è quello dichiarato, cioè avere a lungo termine scuole completamente autonome, “una buona e necessaria concorrenza“ fra di esse, una maggiore “qualità del sistema scolastico”, ecc.. Il vero scopo è a breve termine, è quello di avere ora maggiori contributi statali per le private. Infatti le scuole private non vanno bene, stanno vivendo un periodo di crisi, registrano contrazioni di iscritti e difficoltà economiche. Loro che propagandano libera concorrenza vorrebbero aiuti! Ancora “Ricordiamo che l'Italia è il paese che spende di più e peggio in Europa”, ma ciò non è vero, almeno in questi termini. D’accordo su diseconomie ed eccesso di burocrazia. Assolutamente NO riguardo ai livelli di spesa, sia in termini assoluti, sia con riferimento al Pil (da noi intorno al 4,2% mentre la media europea è quasi al 6%). Infine è da sottolineare la coincidenza temporale (16 marzo), e quindi la sinergia mediatica, della nota di Anna Monia Alfieri con le parole di papa Bergoglio all’Angelus in piazza S. Pietro a Roma e quelle del card. Scola a piazza del Duomo a Milano.

 
17/03/2014 - OCCORRE ANCHE ALTRO (FRANCO BIASONI)

Tutti noi che abbiamo a cuore l'educazione speriamo che le intenzioni del ministro Giannini si realizzino, tuttavia questo non basta, anche se è molto. 1. Bisogna abolire il valore legale del titolo di studio. Basta "pezzi di carta" garantiti dallo Stato. Occorre che si vada a scuola per essere educati e non per un diploma low cost. 2. Occorre rendersi conto che la crisi educativa della famiglia ha origine nella sua emarginazione dalla scuola. Non basta scegliere, occorre anche saper scegliere. Per questo i genitori devono essere coinvolti nelle scelte che la scuola fa in modo decisivo. 3. Attualmente circa il 95% delle scuole sono statali. Per incidere sull'emergenza educativa bisogna che qualcosa cambi in queste scuole. 4. Benissimo l'autonomia, ma la scuola, autonoma dallo Stato e dalla sua burocrazia, a chi risponde? Secondo me deve rispondere ai genitori che sono titolari del diritto-dovere di istruire ed educare i figli (vedi Costituzione citata nell'articolo). 5. Perciò le scuole statali devono diventare scuole statali autonome, governate da un Consiglio di Amministrazione che possa disporre direttamente di tutto ciò che serve alla scuola per funzionare (edifici, attrezzature, personale). Il Consiglio di Amministrazione deve essere eletto dai genitori (che però non devono farne parte).

 
16/03/2014 - scuola (delfini paolo)

Interessante articolo. Dopo la sciagurata gestione Gelmini e la pessima gestione Profumo, forse con l'ex Ministro Carrozza e l'attuale Ministro Giannini è cominciata un'epoca un po' più felice per la Scuola italiana.