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SCUOLA/ Graduatorie e contratto, come non fare la fine di Totò

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Totò in Destinazione Piovarolo (1955) (Immagine d'archivio)  Totò in Destinazione Piovarolo (1955) (Immagine d'archivio)

Destinazione Piovarolo. Un film poco noto di Totò, forse il suo migliore. 

Un aspirante capostazione, goffo e un po' fuori dal mondo ma ricco di entusiasmo, risulta ultimo in una babelica graduatoria di concorso e viene inviato in quell'ipotetico paesino appenninico, dove nonostante zelo ed impegno le circostanze lo terranno poi prigioniero tutta la vita. 

Senza scomodare Gogol e Buzzati, la concezione di fondo con cui viene ancor oggi gestita la professione docente resta la stessa: per lo Stato sei un numero su un elenco, puoi sperare nella piccola soddisfazione di essere trasferito in un posto un po' più prestigioso, un po' più comodo. Intanto aspetti di invecchiare, così il tempo gonfierà un po' una retribuzione avvilente.
Ah, già, ammesso che prima o poi quella graduatoria si apra e che, con l'ultimo numero, tu riesca almeno ad entrare in pianta stabile.

È il baratto della mediocrità: in cambio della rinuncia a qualsiasi bastone, la rinuncia a qualsiasi carota. Poi, si sa, lavorate solo 18 ore alla settimana, minimo dovreste farne 24 per la stessa paga... e non ti vien neanche la voglia di rispondere che i tanti che ci credono, già ora, ne dedicano alla scuola almeno il doppio, mentre altri è già molto se fanno quelle "di presenza". Perché, per parlarne, si dovrebbe tirare in ballo la "valutazione", e lì apriti cielo...

In questo periodo in Italia respiriamo tutti un'aria di novità, ci viene da pensare che l'oasi che vediamo sia sì l'ultima, ma che a differenza delle precedenti non sia un miraggio. 

Allora, proviamo ad individuare delle piste nuove ed alternative per il reclutamento, e quindi per la mobilità interna e la progressione di carriera, che potrebbero anche essere il primo passo per risolvere in modo originale un situazione che pare incancrenita.

Il punto cruciale resta quello delle graduatorie di abilitazione. Quando la scuola era statica, con pochi indirizzi, erano molto numerose; c'era quasi una corrispondenza biunivoca tra classe di abilitazione e singoli corsi. Uno schema parcellizzato che era chiaramente insostenibile, con la scolarizzazione di massa e la nascita di molti percorsi didattici differenti. Se non altro perché avrebbe richiesto la continua e frequente programmazione di altrettanti concorsi, peraltro anche questi abbandonati passando per tutte le alternative incoerenti che conosciamo, in cui l'ultimo dei pensieri è quello di valorizzare "i capaci e i meritevoli". 

Al pubblico impiego si accede per concorso, lo dice la Costituzione. Ma non dice affatto che le graduatorie debbano essere centralizzate, a livello nazionale, regionale o provinciale, e che l'abilitazione vada collegata automaticamente all'assunzione, come ai tempi del regio capostazione di Piovarolo.



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