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SCUOLA/ Enrico Berti: chi oggi educa i giovani alla ricerca delle "cause prime"?

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Raffaello Sanzio, Scuola di Atene (1509-1510) (Immagine d'archivio)  Raffaello Sanzio, Scuola di Atene (1509-1510) (Immagine d'archivio)

Si concludono oggi le "Romanae Disputationes", concorso filosofico a squadre rivolto agli studenti delle scuole superiori italiane, di cui questo giornale già ha dato conto nei giorni scorsi. "Sapere aude! Natura e possibilità della ragione umana" è il tema su cui sono stati chiamati a riflettere quest'anno gli oltre 700 ragazzi che hanno discusso e presentato le loro ricerche, in compagnia dei loro docenti e con la guida di alcuni illustri professori di diversi atenei italiani. L'evento si è aperto con la lezione di Enrico Berti, professore emerito dell'Università di Padova, esperto di fama mondiale nel campo della filosofia antica. Molti lettori lo ricorderanno per il suo libro In principio era la meraviglia, vivace sintesi del pensiero dei filosofi greci, che ormai è un evergreen della divulgazione filosofica. Per raccontare del clima delle Disputationes, e per mettere a fuoco le finalità del lavoro compiuto dai docenti e dagli studenti, abbiamo posto al professor Berti alcune domande.

Professore, le "Disputationes" si iscrivono nel tentativo di ripensare e rinnovare l'insegnamento della filosofia nei licei italiani, e costituiscono perciò anche un momento di verifica dell'efficacia didattica del nostro lavoro. Quali sono secondo lei le finalità dello studio della filosofia nelle scuole superiori?
Come ha sempre sostenuto la Società filosofica italiana (di cui sono stato due volte presidente), oltre alle finalità di carattere genericamente culturale (conoscere meglio la storia della scienza, dell'arte, delle religioni), il fine principale dello studio della filosofia nelle scuole superiori è di fornire ai giovani la possibilità di fare un'esperienza: l'esperienza di che cosa significhi affrontare un problema, di verità o di senso, in maniera puramente razionale, cioè non da un punto di vista religioso, né con pregiudizi di tipo ideologico.

Che cosa pensa della riduzione dello studio della filosofia a soli due anni, che è stata ventilata nell'ambito della riduzione del ciclo di studi a quattro anni?
Mi sembra una conseguenza necessaria della riduzione del ciclo a quattro anni, sulla cui validità non ho elementi sufficienti per pronunciarmi.

Come migliorare l'insegnamento della filosofia nelle scuole superiori, e quali errori evitare?
Il modo per migliorare l'insegnamento della filosofia è cercare di far leggere ai ragazzi qualche pagina dei grandi filosofi, come si fa nell'insegnamento della letteratura. Gli errori da evitare sono due: anzitutto lo storicismo, cioè il pregiudizio secondo cui la storia della filosofia è necessariamente un progresso, per cui le filosofie più recenti sono sempre più valide di quelle precedenti; poi lo scetticismo, conseguente allo storicismo, cioè il credere che ogni epoca abbia la sua verità particolare e transeunte e quindi non esista nessuna verità universale ed eterna.

Il concorso "Romanae Disputationes" ha previsto una gara a squadre, perché si è pensato che fosse importante prendere sul serio l'invito al syn-philosophein che ci viene dagli antichi. Che cosa pensa di questo approccio?



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COMMENTI
19/03/2014 - mission universitaria e mission della scuola (enrico maranzana)

“La ricerca comune e la collaborazione” per un’esperienza felice sono attività che dovrebbero caratterizzare l’intero servizio scolastico, non solo l’insegnamento della filosofia. Non ci si deve dimenticare che l’istituzione scolastica è orientata alla promozione di capacità e di competenze e, tra queste, l’argomentare è preminente. I nuovi regolamenti di riordino, che si caratterizzano per l’ottica sistemica, muovono di tale direzione: hanno individuato nella didattica laboratoriale la strategia risolutiva. Gli studenti sono da collocare all’interno delle situazioni problemiche che hanno caratterizzato l’evoluzione disciplinare: approssimeranno le soluzioni ripercorrendo gli itinerari di ricerca. L’insegnamento della filosofia sarebbe molto, molto più efficace se la “programmazione dell’azione educativa”, che il legislatore ha prescritto nel 1974, fosse praticata. Gli insegnamenti convergerebbero e le sinergie ne migliorerebbero l’incisività.