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SCUOLA/ Noah, 17 anni e una chitarra: non è facile diventare grandi

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È questa la cifra di Benedetta Bonfiglioli: saper raccontare giovani, anche problematici, che non sono sfasciati, che non sono precocemente cinici e sfiduciati, ma che conservano, pur dentro le difficoltà, il desiderio di stare bene, la voglia di costruire e pensarsi con un futuro, la capacità di riprendersi se qualcuno offre loro una mano. Ragazzi che se trovano un adulto favorevole − in questo libro la Zia Mare, così discretamente presente, che non fa mai un passo di troppo, ma non esita a porre le questioni giuste al momento opportuno – non ci si oppongono per principio, sanno ascoltarlo e sanno verificare per sé se ciò che hanno sentito è interessante oppure no, è vantaggioso oppure no. 

Non è facile diventare grandi, specie se le famiglie si sfasciano e ci si trova in mezzo come un sughero tra i flutti: si fa su e giù, ma non ci si muove, non si va da nessuna parte. A meno che qualcuno non ti dica vieni con me.

My bass guitar, è un libro pesantemente leggero. C'è un pondus nella storia, nelle questioni affrontate – separazione, malattia, solitudine − nell'interrogarsi su cosa succede e non riuscire a capirlo. C'è però anche la leggerezza di soluzioni possibili e di una storia d'amore, una storia "rosa" che non si vergogna di voler intrattenere e talvolta concedere anche qualcosa di troppo al genere, ma che non per questo è disposta a scivolare nel banale e nello stereotipo. 

Forse Noah a tratti è un po' troppo tenero, forse le descrizioni talora si fissano sui dettagli rallentando il ritmo. Peccati veniali, rispetto alla poesia di molte pagine e soprattutto rispetto a come ci viene da pensare i ragazzi una volta chiuso il libro. Questa sì, una preziosa rarità. Nella certezza che anche per loro "guardare avanti e non in terra voglia dire qualcosa".



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