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SCUOLA/ Non sarà lo Stato a difenderci dagli "esperti" del gender

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Ma nei casi citati non c'è nessun dono di sé. Siamo davanti ad una sessualità impoverita, che sembra non godere neppure del coinvolgimento della propria sensualità; una sessualità quasi cerebrale, che mostra tutta la sua drammatica fragilità. A volte proprio per la sua apparente freddezza sembra aver bisogno di un nuovo stile di iniziazione, capace di ricominciare dal linguaggio degli affetti, delle emozioni, per arrivare magari alla scoperta di un vero e proprio innamoramento. 

Viene voglia – come suggerisce anche la Bertolini − di ricordare ai genitori la splendida e drammatica responsabilità di educare i propri figli alla sessualità, sottraendoli all'esperienza anonima di quella formazione "in serie" che si dà in certi ambienti. 

La tentazione di oggi, com'è accaduto recentemente con la proposta dell'Unar per le scuole, è che si voglia ridurre l'educazione sessuale al tema del gender, facendo del "genderismo" l'organizzatore unico dei corsi di formazione…, l'idea dominante che maschi e femmine non si nasca, ma lo si diventi coltivando il proprio orientamento sessuale come un fatto di cultura più che di natura. E se  volessimo assumere come sfida propositiva l'idea che l'orientamento sessuale è un fatto di scelta e di cultura, di libertà e di proposta educativa, allora dovremmo tornare ad educare gli adolescenti a capire cosa vuol dire essere ragazzi e ragazze, uomini e donne, e a riconoscere quella particolare attrazione che lega gli uni agli altri. Capire che cosa implica il diventare "grandi" anche rispetto alla propria sessualità, con una responsabilità che non investe solo se stessi rispetto a se stessi, ma anche, e soprattutto, se stessi rispetto agli altri in generale e rispetto a qualcun altro in particolare… 

Non si diventa grandi quando si è ancora brutalmente invischiati nel proprio egocentrismo infantile. Ma non si diventa grandi se non si rafforza la propria identità sessuale in chiave relazionale, scoprendo e valorizzando una cultura della differenza, che senza avere nulla di discriminante, restituisce ad ognuno la consapevolezza della propria sessualità, soprattutto nell'età complessa della adolescenza. È la nuova frontiera della educazione sessuale a cui debbono rispondere i genitori, perché sta assumendo le caratteristiche di una vera e propria emergenza educativa. E per questo non debbono aver paura di utilizzare una "cassetta di attrezzi", fatta di strumenti specifici per gli uni e le altre. Lamentabilmente in questi ultimi anni sono stati smantellati gli strumenti "classici" dell'educazione alla specificità maschile e femminile, accusandoli di essere degli stereotipi rigidi e sorpassati, tanto che genitori ed educatori si sono spesso sentiti privi di mezzi di riferimento e in alcuni casi hanno abdicato alla loro responsabilità di educatori in questo campo così delicato.  



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