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SCUOLA/ Non sarà lo Stato a difenderci dagli "esperti" del gender

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Su ilsussidiario.net di venerdì scorso Maddalena Bertolini ha pubblicato un'interessante riflessione sulla sessualità delle adolescenti, prendendo spunto a sua volta da un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, a firma B. Borromeo. Un dialogo a distanza tra due donne che guardano in modo diverso i nuovi atteggiamenti delle adolescenti davanti alla loro sessualità.

Le ragazze intervistate dalla Borromeo, liceali milanesi probabilmente di buon livello culturale e sociale, parlano della necessità di sperimentare la loro sessualità, il più precocemente possibile, come di una sorta di prezzo che bisogna pagare per essere considerate grandi e quindi di essere uscite dalla propria infanzia. L'interesse dell'intervista, come coglie bene la Bertolini, non sta nell'asciutta lucidità con cui le adolescenti descrivono la loro iniziazione all'età adulta, ma piuttosto nel tono assolutamente disincantato, scevro di qualsiasi rimando ad una visione romantica del rapporto con i ragazzi. 

La Borromeo ha il merito di riportare nell'intervista le parole delle ragazze, astenendosi da commenti di qualunque tipo, certamente non indulge né a toni di tipo moralistico, ma neppure offre solidarietà alla giovane donna che le rivela con amarezza perché lei e le sua compagne fanno sesso. È semplicemente una necessità per accedere alla fase successiva della propria esistenza. La verginità appare loro come un ostacolo, un rito del passato che oggi non ha più ragione di esistere, segno di sudditanza ad una cultura da archiviare definitivamente. È indifferente con chi, come, dove… conta solo il farlo, e quindi il poterlo raccontare!, il prima possibile. Non è il sentimento che spinge verso l'altro, ma l'acquisire una patente, un passaporto, un documento qualsiasi che dica che ormai si può viaggiare da soli. Le prime esperienze sessuali sembrano marcate da emozioni negative sul piano affettivo, non sono realmente condivise con l'altro sul piano affettivo; traggono la loro forza da un altro genere di emozione, quella dell'affermazione di sé, sollecitata anche del contrappunto della trasgressione, che – nonostante gli apparenti cambiamenti del sentire adolescenziale - continua ad essere presente nella percezione delle ragazze. 

Il paradosso è che un'esperienza intensamente relazionale si riduce ad una prevalente affermazione individualistica, in cui l'altro trovo un posto fin troppo marginale.  

Facendo riferimento alla propria esperienza di insegnante, la Bertolini rifiuta una interpretazione generalizzata della sessualità adolescenziale così negativa e denuncia la trappola in cui sembra invischiarsi proprio per la povertà della risposta emotiva, che crea un profondo senso di solitudine nei ragazzi e rimuove totalmente il segno e il sogno dell'amore. La sessualità, per sua stessa natura, fa riferimento ad una intensa esperienza relazionale di condivisione affettiva, prima ancora che fisica, e in questa prospettiva arriva perfino a legittimare il reciproco riconoscimento individuale: ho scelto te per condividere il "dono" di me. 



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