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SCUOLA/ Ecco i numeri dell’"anomalia" italiana

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Il tasso di abbandono scolastico, calcolato come percentuale della popolazione in età 18-24 anni che, dopo aver conseguito la licenza media non ha concluso un corso di formazione professionale di almeno 2 anni e non frequenta corsi scolastici o altre attività formative, pone l'Italia tra i peggiori cinque paesi d'Europa (su 28) con il 18,2 % degli alunni che lasciano i banchi troppo contro la media Ue del 13,5 %. Siamo molto lontani dall'obiettivo di Lisbona 2010, riproposto nell'ambito della Strategia Europa, di ridurre del 10% la quota di giovani che lasciano la scuola senza essere in possesso di un adeguato titolo di studio. 

In Europa i paesi più virtuosi sono Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Slovenia, anche Germania e Francia si trovano in buona posizione, con valori di poco superiori al 10%.

In Italia nonostante i progressi registrati negli anni più recenti il fenomeno degli early school leavers coinvolge ancora il 21,2% dei giovani meridionali ed il 16,0% dei coetanei del Centro-Nord. L'incidenza peggiore si ha in Sardegna, in Sicilia e Campania, dove un giovane su quattro non porta a termine un percorso scolastico/formativo dopo la licenza media. I risultati migliori si hanno nelle regioni dell'Italia centrale, mentre l'obiettivo della riduzione al 10% è raggiunto dalla provincia autonoma di Trento.

Il tasso di partecipazione al sistema di istruzione e formazione, misurato rapportando gli iscritti per le due classi di età (15-19enni e 20-29enni) nei vari ordini scolastici alla popolazione residente delle corrispondenti fasce di età, evidenzia per l'Italia un consistente divario rispetto ai paesi Ue, attestandosi all'83,3% per i giovani in età 15-19 anni e al 21,5% per  20-29enni, a fronte di un tasso medio europeo rispettivamente dell'86,7% e 27,4%. Nella generalità dei paesi europei considerati, quasi 9 studenti 15-19enni su 10 partecipano al sistema di istruzione. La più elevata partecipazione alla formazione terziaria si rileva nei paesi scandinavi (circa un giovane su 3), mentre al di sotto dei valori medi europei oltre l'Italia si collocano la Francia e il Regno Unito.

Per quanto riguarda le regioni italiane la partecipazione al sistema formativo risulta abbastanza  omogenea in tutte le ripartizioni con valori leggermente superiori nel Centro. Si evidenzia che i tassi regionali di partecipazione dei 20-29enni possono risentire del fenomeno della mobilità degli studenti universitari, che con maggior frequenza si iscrivono in atenei di regioni diverse da quelle di residenza.

La quota di giovani con istruzione universitaria, definita come la percentuale della popolazione tra i 30 e i 34 anni che ha conseguito un titolo di studio universitario, è tra gli indicatori più importanti individuati dalla Commissione europea nella Strategia Europa 2020 con un target da raggiungere pari ad almeno il 40%. Allo stato i paesi del Nord Europa insieme a Cipro, Francia e Spagna hanno già raggiunto il target fissato. 



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