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SCUOLA/ Ecco i numeri dell’"anomalia" italiana

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Al contrario in Italia si registrano valori pari a circa la metà dell'obiettivo, con un incremento di soli 4,7 punti percentuali tra il 2004 e il 2011, per cui il nostro paese si colloca all'ultima posizione nella graduatoria dell'Unione, dopo Romania e Malta, mostrando un valore dell'indicatore inferiore di oltre 14 punti alla media Ue27 (34,6%). Le regioni italiane presentano valori e andamenti dell'indicatore piuttosto eterogenei. Nel Centro-Nord, ad eccezione della Valle d'Aosta, l'indicatore si colloca in tutte le regioni al di sopra della media e nella provincia autonoma di Trento assume il valore più alto a livello nazionale (26,7 %), registrando anche gli incrementi più significativi negli ultimi anni. Nelle regioni meridionali  risultati superiori alla media nazionale si registrano in Abruzzo e Molise mentre in Campania, Puglia e Sicilia l'indicatore assume valori inferiori al 16%. 

Neet: Not in Education, Employment or Training - In Italia oltre 2 milioni di giovani pari a circa il 23% della popolazione tra i 15 ed i 29 anni risulta fuori dal circuito formativo e lavorativo non essendo né occupati e né inseriti in un qualsiasi percorso di istruzione o formazione formale o informale. L'indicatore è particolarmente importante perché in questo gruppo di giovani il prolungato allontanamento dal mercato del lavoro o dal sistema formativo può comportare il rischio di una maggiore difficoltà di reinserimento. La quota di Neet è cresciuta notevolmente durante la fase ciclica negativa ed è più elevata tra le donne di circa 5 punti percentuali rispetto agli uomini, in quest'ultimo caso in linea con la media europea. 

L'indicatore Neet del nostro paese è superiore a quella della media europea (15,4%) con un'incidenza significativamente più alta rispetto alla Germania, la Francia ed il Regno Unito e più simile a quella della Spagna. I divari riflettono in primo luogo il minore inserimento dei giovani italiani nell'occupazione e, in secondo luogo, la loro maggiore presenza nella condizione di inattività rispetto ai giovani degli altri paesi europei. Inoltre, l'indicatore evidenzia la minore capacità del mercato del lavoro italiano di includere i giovani, con il conseguente rischio che lo stato di inattività si trasformi in una condizione permanente. Per quanto riguarda le regioni italiane, mentre nel biennio precedente la crescita dell'area dei Neet aveva coinvolto principalmente i giovani del Centro-Nord, in particolare del Nord-Est, attualmente l'incremento dei giovani che non lavorano e non studiano riguarda quasi esclusivamente il Mezzogiorno. Campania e Sicilia sono le regioni con le quote più elevate, superiori al 35%, seguite da Calabria e Puglia, con valori prossimi al 30%, senza differenze significative di genere.



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