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SCUOLA/ Perché leggere non ci piace più?

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Elio Vittorini (1908-1966) con alcuni studenti (Immagine d'archivio)  Elio Vittorini (1908-1966) con alcuni studenti (Immagine d'archivio)

Ecco. Descolarizziamo la lettura. Facciamo in modo che gli alunni percepiscano le pagine scritte come un regalo prezioso il cui funzionamento si impara poco a poco e che suscita emozioni, domande, certezze non previste e che mobilitano.

Molti docenti sanno strutturare azioni didattiche stimolanti l'amore alla lettura e al libro, a partire da letture "intonate" di libri in classe fino a costruire "festival del libro" a cui gli alunni partecipano non solo da fruitori ma anche da protagonisti attivi.

Momenti e situazioni da gustare e vivere, senza la preoccupazione, sia da parte degli alunni che dei docenti, di un giudizio e di una valutazione. Il risultato positivo è l'impegno e l'entusiasmo con cui gli alunni toccano fisicamente i libri, si fanno affascinare dalle copertine o dai titoli, l'importanza di cui bimbi e ragazzini si sentono investiti nella possibilità di "scegliere" un libro da leggere seduti sul divano, accoccolati sotto le coperte, in riva al mare o sotto una grande quercia in campagna.

Un libro che può diventare un amico che ci accompagna e che, terminata la lettura, vorremmo continuasse.

Così l'impostazione della lettura in molte scuole. Poi la scuola termina e si arriva all'età adulta che vede tutti noi impegnati su mille fronti e senza molto tempo "libero". E chi ne fa le spese sono proprio i libri che vengono accantonati, salvo quei testi che interessano direttamente la nostra professione o il nostro bisogno immediato di conoscenza. Senza demonizzare queste letture "tecniche", dobbiamo riconquistare, se mai l'avessimo perso, il piacere di "perdere tempo" su belle pagine che ci possono artigliare per vari motivi. Ci può prendere il ritmo della scrittura, la storia narrata, il profilo dei personaggi, una botta allo stomaco sferrata da una situazione che non condividiamo o che abbiamo sperimentato, e quant'altro.

Si può leggere per evadere dalla routine quotidiana, a volte pesante e faticosa, si può leggere per gustare di una buona e fluente scrittura, di uno stile accattivante. Si può leggere (magari nel tempo della pensione) per riempire il tempo vuoto da impegni pressanti. Qualunque sia il motivo che ci spinge a leggere, dobbiamo essere pronti a sorprese e a domande che un libro ci offre. Insomma. Dobbiamo farci toccare da un libro come (se ne siamo ancora capaci) quando ci facciamo toccare, com-muovere da un incontro con le persone, anche con quelle di cui crediamo di sapere e conoscere tutto. Il libro aspetta noi per essere completo, per assumere un senso forte che scuota il lettore. Jean Paul Sartre, in Che cos'è la letteratura? così sottolinea l'interazione tra scrittore e lettore. 



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