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SCUOLA/ Perché leggere non ci piace più?

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Elio Vittorini (1908-1966) con alcuni studenti (Immagine d'archivio)  Elio Vittorini (1908-1966) con alcuni studenti (Immagine d'archivio)

"Lo scrittore si appella alla libertà del lettore perché collabori alla produzione della sua opera (…). Siete perfettamente liberi di lasciare questo libro sul tavolo. Ma se l'aprite, ne assumete la responsabilità (…). Se faccio appello al mio lettore perché conduca a buon fine l'impresa da me iniziata, va da sé che lo considero una libertà pura, puro potere creatore, attività incondizionata…". (In esergo al libro di E. Rea, citato più avanti). Il libro è un'occasione di incontro e, come ogni incontro, impegnativo ma arricchente la nostra persona e la conoscenza del nostro io più profondo e del quale siamo spesso distratti dalla vita che scorre veloce e ritmata.

Scegliere un libro è un impegno e mette in moto il nostro essere, il nostro pensiero.

È più facile seguire i titoli che vengono sbandierati nel salotto di Fabio Fazio o i bestsellers della classifica vendite; è più costruttivo e appagante (salvo delusioni inevitabili) cercare un libro con lo stesso piacere e gusto con cui si cerca un abito o un quadro da appendere alla parete di casa. Più la scelta è personale, guidata dalle nostre consapevolezze, più il libro diventa nostro. Ci sono dei longsellers, apparentemente datati, ma che ri-letti con la maturità degli anni ci fanno scoprire tesori inaspettati.

Mi sia permessa una segnalazione personale. Nelle ultime settimane ho letto con grande coinvolgimento l'ultima fatica di Ermanno Rea Il sorriso di don Giovanni (Feltrinelli), un inno all'amore per i libri e per la lettura veramente forte e commovente. Una citazione come assaggio. "Il fatto è che io i libri li vivevo dal di dentro (adesso non è più così: la maturità rende molto più distaccati); spesso mi intrufolavo nelle trame, mi facevo io stessa personaggio dell'intreccio. Per carità, non di primo piano, personaggio secondario, semplice comparsa, ma con la tendenza a correggere il corso degli avvenimenti, soprattutto quando l'autore cominciava a sfumare di grigio la vicenda, a sospingerla verso quel cieco orizzonte che si chiama pessimismo". Questo è leggere mettendo in moto il proprio essere. È forse un po' impegnativo, ma ne vale la pena. Provare per credere.



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