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SCUOLA/ Cosa fare quando i padri non sono "paterni"?

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Andre Agassi (Infophoto)  Andre Agassi (Infophoto)

Che Agassi fosse eccentrico è cosa nota, che avesse anticipato e molto la moda del mono-orecchino a pendaglio lo è altrettanto. Ora alzi però la mano chi sapeva che il famoso orecchino a pendaglio disegnato da lui e da lui commissionato a un artigiano di Las Vegas, rappresenta la Trinità. E alzi la mano chi sapeva del secondo orecchino, uguale al primo, di cui Agassi fece dono al suo possente preparatore, Gil Reyes, che lo adatta come ciondolo per la catenina, per non toglierselo più. Non credo che Agassi conoscesse il passo del De Trinitate dove Agostino informa i secoli a venire che Dio non è Padre in quanto Padre (in ordine alla sostanza) ma in quanto ha (saputo porre, aggiunta mia) una relazione con il figlio. Informandoci inoltre che la regola vale anche per il Figlio, ovvero che Dio non è Figlio in quanto Figlio (in ordine alla sostanza), ma solo se ha (saputo porre, aggiunta mia) una relazione con il Padre. Ad ogni modo l'informazione è chiara: non esiste il Padre in sé. E nemmeno il figlio in sé. Per ulteriori informazioni chiedere a Michele Serra (Gli sdraiati), che "sdraiato" (lui, non il figlio) per 19 anni sulla presunzione di paternità (e figliolanza) in sé, riuscirà a recuperare un inizio possibile di  storia col figlio, giusto all'ultimo: in "zona Cesarini", un istante prima che Cronos, l'arbitro delle nostre vite, fischi la fine della partita. Game over.   

Agassi di padri non ne ha, e neppure li trova "precotti" in qualche istituzione surrogante la famiglia, scuola, parrocchia, squadretta, club ecc. Deve cercarseli, e una volta trovati nominarli lì per lì: arruolarli. Nel racconto di padri ne ho contati almeno tre (ovviamente al netto del suo), e se uno è Gil, vera e propria guardia del corpo di Andre (definizione che non stona neppure per lo psicoanalista, meglio di strizza cervelli…), l'altro è il secondo allenatore, Brad Gilber, che Agassi cerca e adotta, come aveva cercato e adottato altri ancor prima dello stabile rapporto con Gil: "La tensione è così spessa che mi raggomitolo sul sedile posteriore e chiudo gli occhi. Penso di saltare fuori, correre via, trovare Rudy e chiedergli di farmi da Coach. O di adottarmi" (p. 71). 

Brad è un ex giocatore che a fine carriera si prende la briga di scrivere il libro Vincere sporco. Andre si incuriosisce, lo chiama, lo assume e poco alla volta, grazie a Brad, ricuce la scissione che da molto tempo aveva fatto breccia nella sua mente, tra colpo perfetto e colpo vincente: "La sua tesi che il perfezionismo è facoltativo mi dà serenità. Il perfezionismo è qualcosa che ho scelto, e mi stava rovinando e posso scegliere qualcos'altro. (…) Ho sempre pensato che il perfezionismo fosse come la calvizie o la mia colonna vertebrale ispessita. Una parte innata di me" (p. 243). Quando si dice l'ideale!  




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