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SCUOLA/ Qual è la (vera) differenza tra un bambino e uno scienziato?

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Come possiamo aiutare i bambini nella loro avventura alla scoperta del mondo? Come incoraggiarli ad usare e a sviluppare le loro potenzialità nel dare senso all'esperienza? In questo articolo vorrei accennare a un possibile approccio all'educazione scientifica rispettoso e stimolante per il pensiero del bambino, nell'ottica di un'educazione globale. 

Prima di tutto una domanda: come concepiamo la scienza?

Semplificando grossolanamente, le risposte possono essere di due tipi.

La scienza è un insieme di verità alla portata di poche persone particolarmente portate e formate: l'educazione consiste nell'accompagnare il bambino nel passaggio dalla concretezza all'astrazione. Anche solo dalla sua formulazione, questa concezione rivela i suoi lati negativi: si parla di verità e non di modelli; inoltre le scienze non sarebbero alla portata di tutti, tantomeno dei bambini che, per accedere alle scienze, dovrebbero smettere di essere bambini. Lo strumento da affinare sarebbe una ragione rigorosa, logica, astratta.

Una concezione alternativa potrebbe essere formulata così: la scienza è una rappresentazione a partire delle capacità umane dell'esperienza del mondo. Qui non scomodiamo la verità, ma parliamo di rappresentazioni e di modelli; ma, soprattutto, parliamo di un'attività che è alla portata di tutti. L'educazione scientifica consiste nell'aiutare i bambini a prendere coscienza di ciò che è già nella loro mente e di favorirne e svilupparne l'utilizzo per comprendere il mondo. Il percorso è inverso rispetto a quello della precedente concezione: dalle idee originali, dai concetti elementari, al concreto, all'applicazione nei contesti. Lo strumento da affinare è una ragione creativa, fantasiosa.

Se la scienza è frutto di questo incontro, quali sono i punti in comune e le differenze sostanziali fra un bambino e uno scienziato?

Innanzitutto i punti in comune. Da molti anni ormai, diversi studi di linguistica, psicologia, neuroscienze e altre discipline cognitive riconoscono che il modo di ragionare umano si basa su dei concetti fondamentali, indipendenti dalla cultura e dall'età, che deriviamo dall'esperienza elementare, da quella motoria a quella sensoriale, e che si sviluppano molto precocemente. La linguistica cognitiva, ad esempio, mette in evidenza alcuni concetti quali quelli di polarità (pesante/leggero, caldo/freddo, alto/basso ecc.), di contenitore, di percorso, di collegamento, di sostanza, di agente, di parte/tutto, di forza/causa, che usiamo come chiave di lettura dell'esperienza (per saperne di più vedi autori quali G. Lakoff e M. Johnson). 

Questi concetti elementari non sono solo rinvenibili nel linguaggio comune, ma anche nel linguaggio scientifico in cui sono presenti ben differenziati e correlati, anche nelle espressioni più formalizzate. Ecco allora i punti in comune fra bambini e scienziati: questi concetti fondamentali. Se li individuiamo, diventano più chiari gli obiettivi didattici che ci poniamo e diventiamo più consapevoli della funzione delle varie attività che proponiamo ai bambini o che loro preferiscono.



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COMMENTI
27/03/2014 - Bella scoperta (claudia mazzola)

Il bambino scopre quello che già c'è e non sapeva, lo scienziato scopre quello che non c'è e non sapeva, una cosa li accomuna: lo stupore.