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SCUOLA/ L'ultima del Clil? Usare l'inglese per dire addio alle discipline

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Il monitoraggio segnala, per le statali, che il 50% dei docenti di discipline non linguistiche ha  progettato il Clil con un docente di lingue nel cosiddetto Clil Team, e che un 42% ritiene che il consiglio di classe si sia dimostrato "per niente o poco" partecipe e collaborativo rispetto all'insegnamento di tipo Clil"; se si passa alla produzione dei materiali da usare davvero in classe in Clil Team, la percentuale a livello nazionale è desolante, un irrisorio 6,51%. Inoltre il 40% dei docenti segnala la formazione linguistica come il bisogno formativo maggiore, seguita a ruota dalla formazione sulla didattica Clil con un corposo 31,2%, e solo il 33% dei docenti che hanno risposto al questionario sta seguendo un corso metodologico. In sostanza, un bisogno formativo ampio e consapevole. E non soddisfatto.

Viste le condizioni in cui operano le scuole paritarie, con risorse umane più limitate per le loro ridotte dimensioni e la sistematica esclusione da reti e progetti che calano risorse finanziarie sulla scuola statale in un modello totalmente verticistico, ci si può aspettare che le dinamiche siano diverse, cioè che i docenti non riscontrino le stesse difficoltà?  

Essendo saggio evitare di ripetere gli errori altrui, magari inevitabili in un sistema fortemente burocratizzato e centralistico quale quello della scuola statale, un modello cooperativo, sia esso il Clil Team, la sinergia del consiglio di classe o la cooperazione fra più istituti sul Clil, ma non solo sul Clil, è una carta da non trascurarsi per un progetto formativo di elevata qualità, e che sostenga nel vagliare tutto e "trattenere il valore" a fronte di una varietà di versioni di Clil che può anche portare ad affermazioni quali "i ragazzi non devono più imparare singole materie, ma abilità", riportata in un articolo relativo ad un Convegno internazionale di tre giorni tenutosi a Moltrasio (Como) dal 10 al 12 marzo, organizzato dal British Council e dedicato al Clil, e di cui si è avuta eco sulla stampa nazionale.

Pur con le dovute cautele (ogni affermazione decontestualizzata rischia una lettura ideologica), il Clil si basa sulle 4cs, e la prima, almeno in ordine di menzione, ma non solo, è il Content, vale a dire i contenuti, la disciplina. A questo proposito il monitoraggio rileva anche il grado di soddisfazione in merito all'apprendimento linguistico e, seconda domanda, disciplinare; interessante inversione, visto che first things first. Altrimenti, pur avendo la Riforma messo giustamente in cattedra il docente Dnl e non quello di lingue per insegnare una disciplina non linguistica, si rischia di formare una classe di "facilitatori" dell'apprendimento, e non dei docenti; depositari, per quanto imperfetti ed in continuo divenire, di una tradizione fatta di morti che parlano, attraverso la bocca dei vivi, ad altri vivi di content. Delle things that come first



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