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SCUOLA/ Se il ministro Giannini parte dalla "fine" si candida al fallimento

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)

Qualcuno ha giustamente notato che la parola concorso è intraducibile in qualsiasi altro sistema europeo. Solo da noi esiste qualcosa di simile a un piano quinquennale di stampo sovietico come quello costituito dai vecchi concorsi. Io capisco che chi arriva al Miur, trovandosi di fronte ad un ritardo spaventoso, si senta tremare le vene ai polsi. Ma occcorre fare delle scelte. Negli ultimi 10 anni abbiamo fatto la riforma dell'università, della scuola, del sistema di valutazione, una buona volta si cominci.

Se abbiamo fatto le cose che lei dice, allora che cosa manca?
Rimane da mettere in asse il sistema del paese e delle competenze dei giovani con quello del mondo del lavoro e possibilmente con qualche chance di entrarvi. Per dirne una, non c'è bisogno di fare nuovi testi unici. Per costesia, basta: non mettete più mano alle norme perché fate danni alla scuola.

Secondo il ministro "per troppo tempo abbiamo visto nei docenti dei dipendenti pubblici demotivati e sindacalizzati". È d'accordo?
Ma certo. Non si può non convenire con quel che dice il ministro, l'analisi è perfetta, su questo e su tutti gli altri punti delle sue linee programmatiche. È la traduzione dei principi che è debole. Non vedo, mi passi il termine, proposte "renziane". Ripeto, il problema sono le scelte. E metto in cima alla lista il reclutamento di docenti e dirigenti e la valutazione.

Torniamo alla valutazione. Giannini ha definito l'applicazione del Regolamento 80/2013 un "impegno politico". Al momento di scriverlo Profumo volle che i docenti non fossero valutati direttamente. Poi il ministro Carrozza ha cambiato direzione all'Invalsi: agli economisti dell'istruzione si è preferito un ibrido più conciliante, quello che sembra impersonato dalla presidenza Ajello. Verso dove andiamo?
C'era da aspettarsi che la reazione di una parte della scuola fosse abbastanza dura verso l'importazione di modelli stranieri, peraltro già cominciata con la Moratti. È evidente che quando hai un sistema che per tantissimo tempo ha funzionato come la pubblica amministrazione, non puoi pensare di cambiarlo solo facendo un regolamento. È l'illusione più frequente nel mondo della scuola: fare una direttiva e pensare che il sistema si adegui.

Quindi?
Quello che in questi anni è mancato alla valutazione è la traduzione operativa, e perciò "altra", dei dati normativi stabiliti a tavolino. Se dài un indirizzo politico in un contesto differenziato e disomogeneo, o lo adatti garantendo flessibilità al sistema, e quindi dando autonomia a scuole e reti di scuole perché lo adattino ai loro contesti, oppure avrai delle zone che si adattano e altre che restano refrattarie.

Dunque occorre cominciare dall'autonomia?
È l'unica strada. Diversamente Viale Trastevere non ce la fa a rendere operative le scelte politiche.

Non servirebbe, come dice il ministro, una modifica dello status giuridico dei docenti?

 



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COMMENTI
31/03/2014 - Giannini ministro senza bussola? (Vincenzo Pascuzzi)

1) L’ha chiamata “la mia scuola”, ma non è sua! È di tutti, o di molti, è nostra. Numerose le dichiarazioni del ministro, molte le sue interviste, ma non c’è traccia di un programma definito, solo indicazioni vaghe e non verificabili. Quali i tempi, quali le risorse? Con il consenso di chi? Giannini sembra senza bussola, finora naviga (o galleggia?) a vista. 2) Edilizia scolastica. Clamore mediatico ma tutto in fieri, siamo alle parole o promesse per il futuro. Si restaureranno edifici per approcci didattici già obsoleti. Nessuno, né a viale Trastevere, né a palazzo Chigi, sa o tiene in considerazione indicazioni tipo quelle segnalate da Maurizio Tiriticco (Scuole o caserme? http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=16934), o esempi come gli Istituti svedesi Vittra (Svezia la scuola senza aule né orari. http://www.wired.it/attualita/tech/2014/03/31/svezia-scuola-senza-aule-orari/), oppure la svizzera Villa Monte (Scuola senza maestri: “qui ognuno impara da sé” http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=2J3RTP&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1) 3) Dilettantesco, velleitario, stantio, inerziale risulta l’approccio al merito e alla valutazione. I discutibilissimi e odiati test dell’Invalsi (“15 persone e nemmeno 3 milioni di euro l'anno”) vengono ancora evocati a mo’ di castigamatti per imprecisati - ma dialetticamente necessari - “insegnanti mediocri e fannulloni” e come rimedio taumaturgico per migliorare le scuole. A costo zero!

 
31/03/2014 - Manca un punto fondamentale (FRANCO BIASONI)

Anche il ministro Giannini rischia di fare la fine di molti altri ministri, probabilmente le sue intenzioni finiranno nel cassetto dei sogni (o degl'incubi). Spiace notare che né nelle sue dichiarazioni né nell'intervista della prof.ssa Poggi viene tenuta presente questa domanda ovvia: chi dirige la scuola finalmente veramente autonoma (e non falsamente, come ora)a chi risponde del suo operato, visto che a qualcuno dovrà pur rispondere? La Costituzione dice che il diritto e il dovere di educare ed istruire i figli è dei genitori (art. 30)e non dello Stato. La Costituzione dice che "La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi", non che gestisce direttamente le scuole

 
31/03/2014 - Lo stesso fallimento di chi l'ha preceduta (enrico maranzana)

“Evitare di cominciare dalla coda” .. perché il primo passo è definire gli obiettivi .. proprio quelli che saranno oggetto dell’osservazione Invalsi. Il ministro Giannini si candida al fallimento perché non ha assunto un adeguato punto di vista e non ha identificato l’origine delle difficoltà della scuola. Una tematica sviluppata in rete: “Il ministro Stefania Giannini, un pesce fuor d’acqua”.