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SCUOLA/ Se il ministro Giannini parte dalla "fine" si candida al fallimento

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)

Certamente. Ma tradurla in fatti significa cominciare a ragionare − e qui la levata di scudi sindacale sarà terribile − sulla differenziazione del ruolo unico. Oggi il docente non è un libero professionista della conoscenza e dell'apprendimento; c'è il dirigente e c'è la massa indifferenziata dei docenti, manca un middle-management differenziato, flessibile, capace di personalizzare il lavoro.

Da dove si parte?
Forse proprio dal reclutamento. È vero che il concorso fa parte della norma costituzionale, ma è anche vero che le traduzioni del concorso nelle pubbliche amministrazioni sono diverse. Aver introdotto il Tfa è una cosa buona; se però il concorso è unico per tutte le figure, siamo − come dire − sempre da capo. 

Tre cose da fare subito.
Una riorganizzazione del ministero vera. Vuol dire non solo cambiare il capo di gabinetto o i direttori generali, ma adottare un modello per cui il Miur indirizza, coordina, monitora e valuta ma poi ha nella sua amministrazione periferica dei reali centri di servizio alle scuole e non 20 piccoli ministeri che ripetono nelle regioni (tranne le regioni speciali autonome) quello che si fa centralisticamente a Roma.

Su merito e valutazione?
Evitare di cominciare dalla "coda", come avviene proprio se si parte dal merito. Irrita tutti e non risolve i problemi. Se non hai prima individuato un nuovo status professionale è difficile parlare di merito. Quindi cominciamo dal capo, cominciamo cioè a cambiare il sistema di reclutamento, e a ridefinire il ruolo professionale del docente, del middle-management e del dirigente. vediamo quali sono gli esiti e dopo due-tre anni parliamo di sistema premiante.

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
31/03/2014 - Giannini ministro senza bussola? (Vincenzo Pascuzzi)

1) L’ha chiamata “la mia scuola”, ma non è sua! È di tutti, o di molti, è nostra. Numerose le dichiarazioni del ministro, molte le sue interviste, ma non c’è traccia di un programma definito, solo indicazioni vaghe e non verificabili. Quali i tempi, quali le risorse? Con il consenso di chi? Giannini sembra senza bussola, finora naviga (o galleggia?) a vista. 2) Edilizia scolastica. Clamore mediatico ma tutto in fieri, siamo alle parole o promesse per il futuro. Si restaureranno edifici per approcci didattici già obsoleti. Nessuno, né a viale Trastevere, né a palazzo Chigi, sa o tiene in considerazione indicazioni tipo quelle segnalate da Maurizio Tiriticco (Scuole o caserme? http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=16934), o esempi come gli Istituti svedesi Vittra (Svezia la scuola senza aule né orari. http://www.wired.it/attualita/tech/2014/03/31/svezia-scuola-senza-aule-orari/), oppure la svizzera Villa Monte (Scuola senza maestri: “qui ognuno impara da sé” http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=2J3RTP&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1) 3) Dilettantesco, velleitario, stantio, inerziale risulta l’approccio al merito e alla valutazione. I discutibilissimi e odiati test dell’Invalsi (“15 persone e nemmeno 3 milioni di euro l'anno”) vengono ancora evocati a mo’ di castigamatti per imprecisati - ma dialetticamente necessari - “insegnanti mediocri e fannulloni” e come rimedio taumaturgico per migliorare le scuole. A costo zero!

 
31/03/2014 - Manca un punto fondamentale (FRANCO BIASONI)

Anche il ministro Giannini rischia di fare la fine di molti altri ministri, probabilmente le sue intenzioni finiranno nel cassetto dei sogni (o degl'incubi). Spiace notare che né nelle sue dichiarazioni né nell'intervista della prof.ssa Poggi viene tenuta presente questa domanda ovvia: chi dirige la scuola finalmente veramente autonoma (e non falsamente, come ora)a chi risponde del suo operato, visto che a qualcuno dovrà pur rispondere? La Costituzione dice che il diritto e il dovere di educare ed istruire i figli è dei genitori (art. 30)e non dello Stato. La Costituzione dice che "La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi", non che gestisce direttamente le scuole

 
31/03/2014 - Lo stesso fallimento di chi l'ha preceduta (enrico maranzana)

“Evitare di cominciare dalla coda” .. perché il primo passo è definire gli obiettivi .. proprio quelli che saranno oggetto dell’osservazione Invalsi. Il ministro Giannini si candida al fallimento perché non ha assunto un adeguato punto di vista e non ha identificato l’origine delle difficoltà della scuola. Una tematica sviluppata in rete: “Il ministro Stefania Giannini, un pesce fuor d’acqua”.