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SCUOLA/ Dopo i Colloqui fiorentini: "l'incredibile scoperta che D'Annunzio è ancora vivo"

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Gabriele D'Annunzio (1863-1938) (Immagine d'archivio)  Gabriele D'Annunzio (1863-1938) (Immagine d'archivio)

Quando mi è stato proposto di partecipare all'esperienza dei Colloqui fiorentini, non sapevo a cosa stessi andando incontro, non avevo la più pallida idea di cosa d'Annunzio avesse pensato, vissuto e scritto. Nonostante ciò giorno dopo giorno ero sempre più incuriosita dall'alone di mistero che avvolgeva questo famigerato autore. Così, mentre leggevo Il piacere, cresceva sempre più in me la paura e la necessità di scoprire aspetti di Andrea Sperelli che in qualche modo mi rappresentano e di conoscere un uomo come me, piuttosto che tante parole buttate lì su delle pagine bianche da uno sconosciuto che non rappresenta alcun aspetto di me, come succede giorno dopo giorno, lezione dopo lezione, a scuola.

Alla fine del suo discorso il professor Gibellini ci ha lasciati con un grande interrogativo: "se amiamo qualcuno, lo amiamo per come realmente è o per come ce lo immaginiamo?". Per quanto mi riguarda ho inteso l'amore come amore verso una madre, un padre, un amico e non solo verso un fidanzato. Spesso mi è capitato di idealizzare qualcuno e di deluderlo, poiché "innamorata" dell'immagine che la mia mente aveva creato di questo, piuttosto che di quello che realmente era. Questo grande interrogativo ha così confermato il conflitto nato in me riguardante la paura di essere come Sperelli e in fondo la consapevolezza di rivedermi in lui. Inoltre durante i seminari pomeridiani mi sono quasi "spaventata" nel vedere il dialogo che si è venuto a creare tra circa centocinquanta persone, delle quali la maggior parte non si era mai vista prima. Mi ha sorpresa la facilità con la quale si riusciva a parlare, ad ascoltarsi l'un l'altro.

(Annalisa Pignataro, Liceo scientifico statale Salvemini, Bari)


È possibile parlare con passione di persone il cui ricordo è conservato solo nei libri di storia? Possiamo considerarli come fratelli maggiori, che provano a mostrarci il loro cammino, così da non commettere gli stessi errori? Ebbene sì. Esistono queste persone, e la prima opportunità per confrontarci e farci suggestionare dalle loro struggenti parole l'abbiamo vissuta personalmente ai Colloqui fiorentini. Nella capitale della letteratura italiana, i miei compagni e io ci siamo ritrovati con altri mille e ottocento coetanei e con vari esperti provenienti da tutta l'Italia. Confrontando le nostre idee abbiamo aperto gli occhi su aspetti mai affrontati, mai trattati, come il dilemma di Gabriele d'Annunzio, autore oggetto dei Colloqui.

Quest'ultimo è simile ai suoi protagonisti. Essi sono superuomini, ma tutti risultano perdenti nello scontro con il loro destino. Vivono una vita tra feste, ville, ricchezze, ma manca loro qualcosa, una cosa che va oltre i valori terreni, che va oltre ciò che è temporale… qualcosa che il poeta Davide Rondoni definisce con il termine "infinito". Termine dal significato incerto, che secondo questi è l'unica fonte di felicità eterna e reale. Tutte le altre sensazioni possono condurre al solo piacere temporale e carnale.



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