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SCUOLA/ Dopo i Colloqui fiorentini: "l'incredibile scoperta che D'Annunzio è ancora vivo"

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Gabriele D'Annunzio (1863-1938) (Immagine d'archivio)  Gabriele D'Annunzio (1863-1938) (Immagine d'archivio)

Ma realmente che cosa hanno cambiato in noi questi Colloqui? Il poeta Davide Rondoni mostra che la nostra generazione è simile ai personaggi di questo grande autore, cioè tutti gli uomini cercano di raggiungere il proprio infinito. Ma quello che mi chiedo è: come si può raggiungere questo infinito, visto che non si può limitare ai surrogati materiali? Inoltre, vorrei sapere se dopo averlo raggiunto, tutti ci sentiremo pieni, compiuti e felici. Comunque, credo che spetti a noi tagliare questo traguardo. Ciò che mi ha cambiato è stato vedere le opere di artisti che grazie a esse riescono a vincere la morte, facendosi ricordare per tutti i secoli a venire. Tornando a casa mi sono chiesto quale sarà il mio scopo nella vita, cosa sia veramente importante. Ho capito! È importante non rimanere nell'ombra dello sconosciuto e passare nella luce del ricordo. Ecco il mio proposito per il futuro. Diventare qualcuno per vincere la morte, iniziando a cercare l'infinito mai raggiunto da Gabriele d'Annunzio.

(Davide Straziota, Liceo scientifico statale Salvemini, Bari)


Qualunque autore fa riflettere, persino uno come D'Annunzio. Pensavo anche io che fosse un uomo che si tuffa nella vita senza uno scopo preciso. In questi giorni, invece, ho imparato da questo artista che si può raccontare un filo d'erba con mille parole; e ho capito di non voler assolutamente finire come lui, non voglio arrivare a disprezzare la realtà tanto da dovermene inventare una in cui rifugiarmi. "Tutta la vita è senza mutamento": questa è la frase con cui d'Annunzio inizia e finisce la sua vita. Questo verso nasconde in sé un'infinita tristezza, l'incipit di una ricerca che non è mai finita. Ogni volta che mi risuona nella mente trattengo le lacrime, perché mi infonde sia malinconia che paura. L'aspettativa con cui si arriva ai Colloqui fiorentini è tutta soddisfatta. Cercando di captare e capire ogni parola dei relatori e di trovare il modo migliore di esprimere il proprio pensiero per poter controbattere e confrontarsi con gli altri, mi si è aperta la mente a una nuova sensibilità e questo mi ha dato l'input per trovare il quid per poter affrontare con più tenacia di prima la vita.

(Angela Monterisi, Liceo scientifico statale Salvemini, Bari)


Descrivere l'esperienza dei Colloqui fiorentini in due parole sarebbe troppo difficile e complicato. Quando quattro mesi fa è iniziata quest'avventura non sapevo di certo a cosa andassi incontro, ma l'entusiasmo e una luce mai vista prima brillare negli occhi del professore mi spingevano ad andare avanti per scoprire cosa si nascondesse al di la di tutto ciò. I giorni passavano e pian piano i tasselli del mosaico iniziavano a prendere forma, i pezzetti del puzzle iniziavano a incastrarsi tra loro per dar vita a questa bellissima esperienza di vita. Vita, sì, i Colloqui fiorentini sono un'esperienza di vita perché ti insegnano, senza alcuna istruzione o costrizione, a incontrare uomini, a colloquiare con loro, a non guardare in superficie ma a osservare più in fondo, a leggere tra le righe per conoscere le mille sfaccettature di un uomo: quell'uomo che si nasconde dietro quel libro, quella poesia o semplicemente dietro quella parola che, al primo impatto, può sembrare così banale ma che, al contrario, dietro di sé ha un mondo. Ma soprattutto per conoscere se stessi, per comprendersi e non capirsi, per andare oltre e riuscire finalmente a scorgere l'orizzonte dell'infinito. "Nella vita le cose capitano, ma poi accadono": sì, è proprio vero, e i Colloqui fiorentini ne sono la prova. Grazie.


(Roberta Dentico, Liceo scientifico statale Salvemini, Bari)



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