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SCUOLA/ Dopo i Colloqui fiorentini: "l'incredibile scoperta che D'Annunzio è ancora vivo"

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Gabriele D'Annunzio (1863-1938) (Immagine d'archivio)  Gabriele D'Annunzio (1863-1938) (Immagine d'archivio)

I Colloqui fiorentini mi hanno cambiata. Non avrei mai creduto possibile sentire Gabriele d'Annunzio più vicino, più vivo e più uomo di compagni di classe, di amici, di sguardi incontrati per strada ogni giorno. Gabriele d'Annunzio è, in grande, me.

Ai Colloqui fiorentini ho conosciuto un uomo, non ci crederete ma io ci ho parlato. Mi ha raccontato dell'amarezza che sente dietro ogni piacere, del suo modo singolare di guardare la realtà. Mi ha insegnato che gli oggetti parlano e che "in ogni cosa è posta una volontà di rivelazione: una volontà di dire". Mi ha mostrato come le parole con significati simili evochino sensazioni diverse che possono anche far sentire i vestiti appiccicarsi addosso per la pioggia. Ho scoperto che Gabriele d'Annunzio ha il mio stesso cuore. Ho pensato che magari avrebbe potuto aiutarmi a cercare la beatitudine eterna, che avremmo potuto arrivare insieme all'infinito. Ho creduto che avesse le risposte che cercavo ma dopo tre giorni di discussione ho capito che non avevo capito niente. In realtà penso un po' di odiarlo; come quando incontri una persona e la tua vita cambia completamente, quando la sua trasparenza ti sconvolge e un po' ti arrabbi perché per colpa sua non sai più chi sei, per colpa sua ti viene da essere migliore, da impegnarti di più, e vorresti urlargli che sarebbe stato meglio se non l'avessi incontrata. 

Sono entrata nell'auditorium dei Colloqui fiorentini pronta a gridare al mondo quello che avevo scoperto. E poi? Ho trovato persone che avevano letto d'Annunzio al mio stesso modo, che ci avevano trovato le stesse cose, e mi sono sentita straordinariamente piena, meno sola. Mi è venuto in mente Virgilio, il suo aggettivo unanimus, dalla stessa anima, e mi sono sentita "eletta", "elevata", mi sono stupita di quanto fossi "colta" e ho sorriso: ho pensato di essere proprio entrata nel personaggio. 

Ai Colloqui fiorentini ho visto uomini parlare di Gabriele d'Annunzio come fosse loro fratello, amico, con una stima incredibile, con una passione travolgente, con la luce che brillava nei loro occhi e che illuminava i cuori anche alle ultime file. Ho sentito il silenzio, ho percepito interesse, attenzione in una stanza piena di 1800 uomini con anime, vite, fattezze, caratteri ed emozioni proprie e diverse. Ho visto persone che nella loro più alta espressione di libertà avevano scelto di fare migliaia di chilometri per partecipare a seminari di letteratura senza che nessuno glielo avesse chiesto o imposto. Ho visto uomini difendere Gabriele d'Annunzio, persone che conoscevano la bellezza e si lasciavano stupire. Ho visto uomini mettersi in gioco e mettere in discussione tutta la loro esistenza aprendo il proprio cuore alle domande, perché per avvicinarsi alla letteratura ci vuole coraggio.



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