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SCUOLA/ La "lezione" del maestro Lodi è destinata a finire?

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Mario Lodi (1922-2014) (Immagine d'archivio)  Mario Lodi (1922-2014) (Immagine d'archivio)

Se mi volto indietro, se penso al nostro lavoro di quei decenni, mi sembra tutto vanificato. Oggi prevale la scuola tradizionale, un modello competitivo che somministra nozioni e dà la linea".

Non so se il bilancio di 50 anni di storia della scuola elementare italiana sia così deludente come traspare dalle parole dell'ultimo Lodi. Penso di no, anche se siamo ormai molto lontani da quell'idea di scuola un po' romantica nel suo assoluto rispetto dell'infanzia, gioiosa, creativa, ma anche rigorosa, culturalmente densa e capace di formare "schiene dritte" che era nei progetti riformatori degli anni 70. Oggi prevalgono infatti obiettivi educativi molto lontani dalla pedagogia del maestro Lodi che rischiano di avvilire l'apprendimento in luoghi comuni standardizzati oggi di gran moda e denominati "competenze".

Con Mario Lodi scompare anche uno degli ultimi maestri capaci di fare della propria professione un'opera d'arte, ultima espressione di una filiera di geniali insegnanti elementari che lungo tutto il secolo scorso ha realizzato le esperienze migliori della nostra pedagogia infantile. Senza scomodare Maria Montessori, Giuseppe Lombardo Radice e Maria Boschetti Alberti basta ricordare, oltre a Lodi e Manzi, anche Marco Agosti, Mario Mazza, Bruno Ciari, Alfredo Giunti, Giuseppe Tamagnini, Loris Malaguzzi, silenziosi artifici di pagine educative che sarebbe bene non dimenticare.

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