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SCUOLA/ Uno per uno, l'unico metodo per abbattere il "debito"

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Caro direttore,
il 46% degli studenti italiani delle scuole superiori ha ricevuto almeno un debito e ben uno studente su 10 è risultato insufficiente in più di quattro materie, queste sono le proiezioni sui primi risultati degli scrutini del primo quadrimestre, uno spaccato significativo della scuola italiana. Sui dati si può discutere e ridiscutere, e questo è comunque un oggetto di confronto da tenere aperto, perché qualche domanda bisognerà pur porsela vedendo che uno studente su due deve ricorrere ai recuperi, in quanto da solo non ce la fa. Ovvero: l'obiettivo dell'autonomia che ogni Pof presenta di fatto non viene realizzato. 

Lasciando aperta la discussione sui dati, la questione seria di questi debiti scolastici che colpiscono metà della popolazione scolastica delle superiori è come si possano recuperare. La scuola sta già mettendo in campo le sue energie e gran parte del Fondo dell'istituzione scolastica viene investito per i corsi di recupero. Questa è la strada che la scuola ha preso, è la strada dei corsi e alla fine vi sarà una sanatoria che riuscirà a mettere a posto il tutto. La realtà, però, è un'altra, ed è che così non si recupera: è sbagliato sia l'approccio sia il metodo di lavoro. 

Non è con i corsi di recupero, di fatto gruppi di dieci studenti che rifanno il programma svolto nelle ore di lezione, non è questo il modo con cui si recupera! In questo modo si raggiunge un unico obiettivo: si rifà il programma, semplicemente. Ma che si ripeta il programma non significa che uno studente lo capisca, significa solo che l'insegnante si è dato da fare per rispiegare quello che aveva già svolto nelle ore del mattino. Sarebbe ora che il mondo della scuola capisca che sta sbagliando, perché non è con i corsi di recupero che si sanano i debiti scolastici anche se alla fine si dirà che è successo così - il più delle volte mentendo, e pure in buona fede. 

Le realtà di volontariato (come Portofranco ma non solo) mostrano che vi è un'altra strada, che se si vuole aiutare uno studente a recuperare bisogna fare con lui un lavoro a tu per tu. Questo è il modo efficace, unico, per fare un recupero che sia tale. Prendere uno per uno gli studenti in difficoltà e fare con lui o con lei un lavoro sulla disciplina che li vede in crisi per poter ripartire in un cammino di vera conoscenza. 

Ebbene, se uno studente su due ha debiti, vuol dire che uno studente su due ha bisogno di essere guardato con una attenzione totale, così da essere rilanciato nell'avventura dello studio. Perché per una volta non si prova a mettere in campo questo metodo, visto che si è dimostrato efficace? Un lavoro di recupero personalizzato, oltre a essere la cosa più semplice e ragionevole, è oggi l'unica strada.



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COMMENTI
05/03/2014 - www.nwea.org (Enrico Gori)

Carissimo Mereghetti, cosa pensa che sia il metodo basato sulle curve di crescita con rilevamento trimestrale, messo a punto dalla NWEA, se non un sistema per il recupero precoce dei punti di debolezza dello studente? Di questo metodo vado parlando a vuoto da diversi anni. Anche negli ultimi miei interventi su questo giornale. E l'allora Presidente della NWEA, Alan Olson, l'ha esposto a Roma al convegno internazionale del 2004 presso l'INVALSI: https://www.academia.edu/2605721/Institutional_Models_in_Education Prima di fare la sua presentazione il carissimo Olson mi disse: vedrai come spalancheranno gli occhi quando vedranno questo metodo… povero illuso! Evidentemente era abituato ad altre platee. Quelle veramente interessate al futuro dei giovani. Un caro saluto.