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Educazione

SCUOLA & RENZI/ Bene rifare i muri, ma non dimentichiamo le persone in carne e ossa

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Il quadro del cambio di marcia è presto detto: la fonte anche del diritto scolastico non può essere lo Stato, ma le persone che vivono nelle loro concrete relazioni. Per questo non può più bastare, nella gestione del "servizio pubblico", il solo diritto amministrativo, che poi è la burocrazia fine a se stessa. Lo Stato deve essere ripensato come garante e regolatore delle modalità del diritto, ma non la sua fonte. Affidandosi e puntando sull'organizzazione, cresce solo l'organizzazione, non la vita; non le persone, non la speranza di futuro per tutti noi, ma, in primis, per nostri giovani.

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COMMENTI
08/03/2014 - .. e i principi e le regole .. le dimentichiamo? (enrico maranzana)

“I sistemi complessi non si possono governare dal centro ..” è il principio su cui è stato concepito il DPR sull’autonomia scolastica, un postulato disatteso, un assunto occultato da chi continua a vagheggiare di ipotetici riordini. E’ sufficiente aprire un POF per constatare come “la progettazione educativa, sostanza dell’autonomia” non abbia intaccato il secolare tran-tran gestionale. [In rete “L’autonomia scolastica, un’araba fenice” indica quali sarebbero i caratteri della vita scolastica se la legge non fosse stata sistematicamente elusa]. E’ sufficiente leggere il paragrafo valutazione per accertare come il sistema scolastico non sia orientato allo “sviluppo delle capacità e delle competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche”, ma rimanga saldamente ancorato alle discipline, privilegiando quelle “di base”. Una criticità devastante: come si può governare una scuola se il feed-back (capitalizzazione degli scostamenti risultati attesi-esiti) non è praticabile per la mancata definizione degli obiettivi? All’origine di tale anomalia sono da collocare i dirigenti scolastici che rigettano il principio di distinzione fra le funzioni di governo e quelle della dirigenza [in rete “Quale formazione per i dirigenti scolastici?”] e ripropongono organigrammi piatti, con a cardine la loro persona, indifferenti al fatto che l’abbattimento della complessità formativa/educativa implica l’incrocio delle responsabilità.