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SCUOLA/ E se pensassimo a un nuovo Testo Unico?

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4. avviare un sistema di valutazione, formalmente e sostanzialmente autonomo dal Miur, il più possibile trasparente e condiviso, che analizzi i diversi livelli di performance, dagli apprendimenti degli studenti ai risultati conseguiti dai docenti, anche in una prospettiva di differenziazione dei ruoli organizzativi, fino a quelli del dirigente scolastico e dell'istituto nel suo insieme;

5. dare vita a progetti mirati al contrasto alla dispersione scolastica, puntando ad una strategia che coinvolga, in maniera concertata, studenti, docenti, famiglie, istituzioni culturali, sociali ed economiche presenti nel territorio;

6. avviare un piano di formazione dei docenti, correlato al consolidamento di metodologie didattiche interattive e alla gestione efficace della sempre più pervasiva diffusione delle nuove tecnologie multimediali nei processi educativi;

7. estendere e consolidare una politica organica di orientamento permanente che sappia rappresentare una felice sintesi tra attitudini personali, aspettative e dinamiche del mercato del lavoro, rilanciando il ruolo del sapere scientifico e della formazione tecnica superiore e coinvolgendo, con maggiore responsabilità e consapevolezza, studenti, famiglie, docenti, istituzioni e sistema produttivo, allo scopo di fornire un maggiore grado di occupabilità ai giovani e ribaltare il paradosso del job mismatching.

In definitiva, è necessario rimettere la cultura al centro delle politiche per la rinascita del Paese e sfatare, con i fatti concreti, il falso mito che "studiare non serve". 

In questa prospettiva, si tratta di affrontare una questione strategica per il futuro del nostro Paese, non solo per i giovani e le future generazioni, che dovrebbe spingere i massimi responsabili nazionali di questi fenomeni, il ministro dell'Istruzione, della Ricerca e dell'Università, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali e il ministro dei Beni culturali ad avviare una forte azione politica e culturale concertata e tesa a rilanciare il ruolo strutturale della cultura e dell'istruzione a favore dello sviluppo, attraverso un coinvolgimento diretto e consapevole degli studenti, delle famiglie, degli attori istituzionali regionali e locali, del sistema produttivo e delle stesse forze sociali.



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COMMENTI
09/03/2014 - Condivido e aggiungerei i dirigenti (ROBERTO PELLEGATTA)

Condivido appieno le proposte complessive di Cocozza, che ho apprezzato in un nostro convegno di presidi DiSAL a Tivoli. Aggiungerei (e non credo per difesa della mia professione...) anche l'urgenza di un ripensamento della figura, delle responsabilità del Capo di Istituto, oltre al blocco degli irrazionali dimensionamenti delle istituzioni scolastiche che stanno portando le scuole italiane da dimenzioni spesso irrisorie in diverse regioni anni fa a dimensioni assurde e ingovernabili specie nelle regioni del nord, che stanno dimostrando un interesse per la scuola ancora più "basso" che quello "romano".

 
09/03/2014 - Rappresentare lo stato delle cose, oggettivamente (enrico maranzana)

E’ sorprendente il fatto che il problema scuola non trovi puntuale definizione: le ipotesi di intervento sono formulate avendo a fondamento la gestione scolastica corrente, la scuola in atto. Una scelta scriteriata. Presumere che la cause prima del fallimento dei cambiamenti introdotti dal legislatore derivi dalle idee che li hanno generati ha un unico significato: occultare le barricate erette per evitare cambiamenti. Se si riflettesse sul fatto che l’istituzione è stata ribattezzata SISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONE E DI FORMAZIONE per affermare unitarietà, finalizzazione, interdipendenza sinergica dei processi, essenzialità del controllo .. si illuminerebbero le zone d’ombra in cui si annidano i responsabili del disservizio. Un solo esempio è sufficiente per far emergere la superficialità dell’ordinario procedere: l’on. S. Giannini ha presentato un disegno di legge sulla governante [DDL 933]. Un intervento elaborato per il limite dei decreti delegati del 74 derivante dal “carattere assembleare e quasi sempre non all’altezza degli organi collegiali, a partire dalle assemblee studentesche e dai consigli di classe e di istituto, di fatto esautorati dall’eccessivo formalismo centralistico”. Una visione figlia dal sentire comune, che non deriva dall’analisi del testo della legge i cui fondamenti sono la dottrina scientifica e la cultura moderna che, nel concetto di sistema, trova l’architrave [CFR in rete – Coraggio! Organizziamo le scuole].