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SCUOLA/ La settimana corta smentisce i profeti del "disastro educativo"

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Dal punto di vista economico chiudere due giorni alla settimana le scuole consente una effettiva riduzione dei costi di riscaldamento a carico delle Province, ma permette di risparmiare  anche sui costi dei mezzi di trasporto senza considerare che spesso il sabato, sulle tratte extraurbane, ci sono a disposizione meno corse e questo costringe le famiglie e i ragazzi più grandi ad usare l'auto congestionando il traffico e aumentando l'inquinamento. 

È vero che dovrebbero essere le esigenze della didattica a determinare le risorse da mettere a disposizione delle scuole e non le scuole ad adattare continuamente la loro azione alle sempre più scarse disponibilità; tuttavia in un momento di difficoltà economica così seria non si può ignorare che i fondi che verranno utilizzati oggi per scaldare le aule di sabato mancheranno poi per la manutenzione, la messa a norma e gli arredi.

Proviamo a sperimentare una diversa organizzazione delle lezioni anche con l'aiuto dei tanti strumenti nuovi e accattivanti a disposizione e se i risultati dei nostri studenti si allontaneranno ancora di più da quelli degli altri ragazzi europei − che da sempre vanno a scuola cinque giorni alla settimana − vorrà dire che, a costo di rinunciare a banchi e sedie, dovremo chiedere di aprire di nuovo le scuole il sabato.

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COMMENTI
03/04/2014 - illogico (martino bellani)

Non capisco la logica dell'articolo. Nelle primne righe si enumerano le ragioni (sacrosante, en passant) che i docenti dei LICEI invocano quandi si parla di settimana corta. Subito dopo si portano esempi positivi relativi a SCUOLE TECNICHE. Le due cose non hanno relazione, mi pare. Evito poi di commentare asserzioni del tipo che bisogna mettere la settimana corta perché al sabato i ragazzi non vengono.

 
03/04/2014 - Sarà un pesce d'aprile? (Franco Labella)

Vista la data di pubblicazione spero che l'articolo faccia parte della serie "E' il primo aprile". Se così non fosse il mio sconcerto sarebbe massimo. Tre quarti dell'articolo giustificano la settimana corta con l'evidente soddisfazione del personale ATA per l'assimilazione (giorno libero) con il personale docente e con il fondamentale argomento pedagogico del risparmio dei costi. Come ho scritto da qualche altra parte voglio competere in "entusiasmo pedagogico" con la ex-collega Indinimeo a cui chiedo: appoggi la mia proposta di chiudere la scuola tout court. Risparmiamo di più rispetto alla semplice settimana corta. Ma con un indubbio vantaggio: il sollievo di non poter più leggere articoli come questo… per cessata esistenza del problema! Siccome la statistica fiduciaria della preside Indinimeo è fondata sull'esperienza aggiungo anche la mia. Anni fa la moda contagiò anche il mio istituto. A fine anno impennata di bocciati e clamorosa marcia indietro dello stesso preside entusiasta proponente (pentito) della settimana corta con queste testuali parole: "Fino a quando resto io preside non se ne riparlerà di ridiscutere nuovamente di settimana corta".. Non c'era ancora Renzi allora...