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SCUOLA/ Test d'ingresso, ecco le domande che "bocciano" il Miur

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Perché poi il mondo universitario avrebbe preteso questo anticipo? Solo per dire chiaramente che l'esame di maturità è un bluff? E che il voto non vale granché, viste le note differenze di valutazione tra regione e regione, ma anche tra scuola e scuola, tra docente e docente?

Non solo: perché test costruiti come dei quiz? in vista di che, secondo quale analisi dei prerequisiti e delle competenze maturate, per fare che?

Oggi non c'è governo di sistema perché queste domande non trovano risposta (e viceversa). Non vengono nemmeno ammesse come domande legittime. Perché, pur sapendole, nessuno fa niente. Come se non ci fossero.

Del resto, lo conosciamo bene il vizio di origine dei nostri decisori ministeriali: credono ancora oggi, con la sola cultura amministrativa, di cogliere la realtà nella sua effettività. Invece… Una cultura necessaria, sia ben chiaro, ma non sufficiente. Perché i decisori politici, che si succedono pro-tempore, non fanno niente, a questo riguardo?

Credo e spero che anche questa faccenda costringa tutti, in primis il potere politico, a rivedere tutta la materia. Per ripensarla ed inquadrarla secondo alcune delle domande qui riprese. Se vogliamo dare, al di là di ogni retorica, una risposta all'angoscia che attanaglia i nostri giovani, cioè la domanda di futuro. Dice qualcosa il 42% di disoccupazione giovanile, contro il 7% tedesco ed il 4% austriaco?

Una revisione, dunque, anzitutto del sistema. Ammesso, e non concesso, che si voglia continuare in questo modo centralizzato. Perché non sperimentare forme sussidiarie di organizzazione dell'offerta formativa e di raccordo tra scuola ed università?

La revisione, poi, dovrebbe concentrarsi sulla scuola superiore, davvero orientante verso la scelta o dell'alta formazione universitaria o del mondo del lavoro. Non più autoreferente ed indifferente a quelle domande di futuro. Quindi, ad una riconsiderazione del merito dei percorsi formativi: se nei test dello scorso settembre 4 studenti su 10 (il 42%) hanno manifestato reali carenze ad esempio in matematica, se non sono riusciti, cioè, a rispondere correttamente ad almeno 7 domande su 60, qualche interrogativo dobbiamo pur porcelo.

Oggi il 57,3% delle università prevedono i test d'ingresso. Forse varrebbe la pena, per sconfiggere la dispersione scolastica, prevederlo anche per il passaggio dalla scuola media alla scuola superiore? Già lo fanno in altri Paesi, e nessuno grida allo scandalo.

Resta la questione del costo. Attraverso i test le università, nei fatti, si costruiscono un bel gruzzoletto: a Torino servono 100 euro, a Padova 27. L'importo medio è di 50 euro per ogni test.

Per la scuola, vista dal di dentro, resta la domanda di qualità, per dare nel concreto una mano ai nostri giovani. Lo si fa con i migliori docenti, concorsi o interventi ope legis permettendo. Ma, si sa, sono questioni tabù, ancora oggi. 



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COMMENTI
10/04/2014 - Abolire maturità (stefano mantovani)

La maturità non serve a nulla, ormai. A patto che le università cambino modalità di reclutamento, è giusto che siano loro assieme agli insegnanti dei ragazzi e ai ragazzi a decidere il proseguimento del percorso, in un dialogo maturo, questa è la maturità. Si risparmierebbe qualche soldino, che verrebbe impiegato, magari, per aiutare gli studenti bisognosi. La maturità dovrebbe durare tutto l'ultimo anno, in cui il ragazzo viene aiutato nella scelta del suo futuro. Ma ... Cosa sto parlando a fare... Tanto

 
10/04/2014 - Responsabilità del ministro e burocrazia (Vincenzo Pascuzzi)

Le responsabilità istituzionali sono sempre del ministro in carica! Non serve nasconderle chiamando in causa il Miur e la sua “cultura amministrativa”. Dell’operato e delle omissioni del ministero risponde il ministro. Responsabilità interne, se ci sono, vanno rimosse oppure è il ministro che deve dimettersi. Come potrebbe un ministro serio convivere utilmente con “decisori ministeriali” per di più “ignari della scuola reale ma detentori del vero potere di governo di un sistema centralizzato”? Ma forse i “decisori” vanno individuati e indicati come burocrazia, che si è espansa numericamente, in costi, attività, quindi in potere, senza peraltro assolvere il ministro dalle proprie responsabilità. Il nucleo essenziale della scuola è costituito dal binomio maestro-allievo/i, più libro, penna e volontà. L’ha ricordato Malala Yousafzai: "One child, one teacher, one book, one pen .... ". Così sono nate le prime scuole. Con il crescere del numero degli allievi, ai maestri si sono affiancate altre figure per attività organizzative e amministrative, cioè burocratiche, che hanno finito per prevalere come importanza e considerazione rispetto alla didattica e ai docenti, fino a condizionare sia questi che quella. È il caso dei presidi che vorrebbero selezionare, premiare e punire i docenti. È anche il caso dell’Invalsi che vorrebbe valutare tutta la scuola con i quiz, ma .... ovviamente per migliorarla!