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SCUOLA/ Iscrizioni: l'orientamento e i rischi del cielo stellato

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La nebulosa di Orione (Infophoto)  La nebulosa di Orione (Infophoto)

Un fiume in piena di riflessioni, spunti, entusiasmi, guadagni raggiunti nella giornata in termini di cose nuove incontrate…  Stefano ha fatto l'esperienza di un bene per sé, nel quale il suo mettersi in gioco è stato richiesto, apprezzato, valorizzato, e soprattuto ha pagato. Ci si muove sempre per un guadagno e per un bene, e questo è sano.

Allora, forse, i licei classici che diminuiscono le iscrizioni oltre (invece?) che riconvertirsi per riuscire più appetibili ibridandosi con trucchi e belletti (come le cronache di questi giorni testimoniano), bene faranno a vivificare la didattica allo scopo di dare ragione della fatica che il percorso chiede, e riconoscendo che quella ragione non può che risiedere in una corrispondenza tra ciò che la scuola ti permette di incontrare, sperimentare, scoprire e conoscere e ciò che tu sei, al fondo, ovvero persona unica, potente e potenziale. Nel conoscere il mondo, conosci te stesso.

In un noto istituto alberghiero di Milano ho potuto osservare ragazzi entrare a scuola, come direbbero loro, "scialli": trasandati nell'abbigliamento, nel portamento, nell'eloquio. Dopo mezz'ora, in sala da pranzo, li ho visti trasformati: composti, ordinati, guidati da uno sguardo tanto discreto quanto fulminante ed incisivo del prof e, soprattutto, visibilmente soddisfatti. Erano "in asse", e non solo perché erano dritti. Erano nell'esperienza, segnati da un limite imposto ma non per questo meno liberi, e il gesto di spiegare un piatto agli ospiti, o di mescere loro il vino con garbo, c'era tutto loro stessi, e una promessa per il futuro che si compiva anche in un'azione presente. Sapevano quel che stavano facendo, seppure in una coscienza ancora in crescita, ma il maturarla è compito della vita intera. Sarà forse per questo, oltre che per le suggestioni mediatiche e per le prospettive professionali, che l'alberghiero non vede tramonti? 

"Sbagliare" scuola può capitare, e può dipendere da tanti fattori, ma se a scuola si fa esperienza vera − il che non significa lasciarsi vivere passivamente ma, appunto, compromettersi con una proposta e una sfida alta − alcuno sbaglio sarà reso tempo perso, quanto piuttosto possibilità di comprensione e costruzione di sé. E il 44% dei delusi potrebbe, almeno, riconoscere il buono e il bene che ha vissuto, malgrado tutto.

Una sfida alta, una proposta alla persona, e la dignità di scoprire il mondo, tuttavia, non sono garantiti da una struttura rigida e pachidermica quale la scuola oggi è, ma da una scuola viva, fatta di persone che per prime si mettono in gioco, si riorientano, lavorano insieme e costruiscono proposte flessibili e ragionevoli. Perché di fonte alla costante distrazione lamentata nei ragazzi d'oggi ricordiamo che il contrario di distratto non è attento, ma attratto. E se la grandezza del reale è la più grande attrattiva, è proprio l'esperienza vissuta e riletta insieme che, più di qualsiasi test, orienta e mette in marcia nell'oggi, verso un domani incognito, ma sorprendente.



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