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SCUOLA/ Paritarie, quando l'Isee "dà una mano" alla spending review

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Prendiamo, per capire meglio, il caso di una famiglia "medio-benestante" di 4 persone (due adulti che lavorano e due bambini che frequentano la scuola primaria) che possiede un appartamento di  circa 100 mq nella città di residenza e un altro al mare o in montagna (magari ereditato dai nonni): il valore dell'Isee di quella famiglia rientrerà presumibilmente nella fascia indicata dalla Regione "16.000-28.000 euro". Un indice alto, certamente, ma che in nessun modo corrisponde alle entrate reali che ogni mese "incassa" quella famiglia e può effettivamente spendere.

A questa famiglia verranno corrisposti, l'anno prossimo, contributi regionali, per la componente buono scuola, di 350 euro a figlio. La stessa famiglia, con lo stesso Isee ma conteggi diversi per determinare l'entità del contributo regionale "dote scuola", l'anno scorso ha ricevuto 500 euro a figlio. Con uno "scarto" totale, insomma, di ben 300 euro. 

Naturalmente per le classi delle scuole medie superiori gli scaglioni si ampliano e i contributi pure, ma la riduzione è ugualmente avvertibile, poiché le spese annuali per questi ordini di scuole sono di molto superiori alle rette delle scuole primarie. Se infatti il costo annuale, esclusi i pasti, di una scuola primaria in Lombardia parte da un minimo di 3.000 euro, quello di una scuola media si aggira intorno ai 4.000 e quello di una scuola superiore è di almeno 5.000 euro.

Aggiungiamo a tutto ciò il fatto che, per paura di dover pagare l'Imu, diverse scuole paritarie, in maggioranza cattoliche, hanno incrementato le rette, anche di 150-200 euro l'anno. Perciò una famiglia "media" si troverà, durante l'anno scolastico 2014/2015, a spendere qualche centinaia di euro in più senza poter contare sul contributo regionale su cui finora aveva sperato.

Un problema di spending review? Probabilmente. E magari lo si poteva immaginare, visti i tempi e dato anche che, negli anni, il contributo, a parità di reddito famigliare, era già diminuito. Oppure un problema di recupero di eventuali sperperi della passata gestione? Forse anche questo. Peccato che in campagna elettorale tutti questi conti non erano certo saltati fuori. Insomma, i dirigenti del precedente governo lombardo avranno forse mangiato tanto caviale, ma perlomeno hanno mantenuto la promessa di salvaguardare un accesso più ampio alla scuola libera.



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COMMENTI
14/04/2014 - Il caro signore prova a rispondere (Franco Labella)

Gentile signora Virga io sarò anche duro di comprendonio ma la domanda a cui continua a non rispondere è semplice: in forza di quale principio (a parte la maggior convenienza del precedente indicatore) si dovrebbe usare per il buono scuola un indicatore diverso dall'ISEE che consente ai cittadini di accedere, a condizioni agevolate, alle prestazioni sociali o ai servizi di pubblica utilità? Ha presente l'art. 3 della Costituzione? Bene, se lo ha presente si renderà conto che la sua tesi è a sostegno di un privilegio, non della parità. Quanto ai costi: le ho indicato il sito delle ACLI. Non è l'unico CAAF che rilascia gratuitamente l'ISEE. Cambi CAAF e vedrà che il "balzello" s'azzera...

RISPOSTA:

Se l'Isee, come lei sostiente, era lo strumento più adeguato, mi chiedo: come mai non era stato adottato in precedenza? Se inoltre il contributo dote scuola fosse stato incostituzionale, come lei accenna, credo proprio che la Regione Lombardia non avrebbe potuto erogarlo...sta di fatto che con il nuovo metodo di calcolo non esiste più una libertà di scelta reale, perché i contributi sono ormai irrisori. Capisco anche che lei eccepisca su questo punto, ma qui entriamo in un tema più ampio, ovvero quello della sussidiarietà, che forse lei, se intuisco bene, non ama molto, ma che tuttavia, come saprà, è anch'esso presente nella Costituzione italiana, nell'articolo 118: "Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà". In questo caso mi sa che non la stanno favorendo molto… MEV

 
13/04/2014 - Qual è il problema? (Franco Labella)

Nonostante i miei sforzi non riesco a capire la sostanza della posizione espressa nell'articolo. Qual è il problema? Il fatto che un beneficio (il c.d. buono scuola) venga collegato all'Indicatore ISEE? Ed allora? Pure le tasse universitarie (e mica solo quelle ma anche le mense scolastiche giusto per limitarsi ) si pagano in rapporto allo stesso indicatore. Perchè mai per il c.d. buono scuola non si dovrebbe seguire lo stesso criterio? Di passata: probabilmente l'autrice non ha mai chiesto un ISEE in vita sua. Altrimenti saprebbe che, contrariamente a quanto scrive, il rilascio dello stesso da parte dei CAAF è completamente gratuito per l'utente che non affronta alcuna spesa come è facilmente verificabile anche solo qui: http://www.caf.acli.it/servizi/servizio/ise-isee.html Il particolare può sembrare marginale ma è pur sempre indicativo di come il tema "finanziamento delle private paritarie" è decisamente trattato in modo ideologico.

RISPOSTA:

Non sarà un problema per lei, caro signore. Forse non ha bene inteso la sostanza della questione: prima non veniva utilizzato l'Isee per calcolare la dote scuola, ma un apposito "indicatore reddituale" che teneva maggiormente conto del reddito familiare reale e del numero dei figli. E non è per nulla un fattore ideologico, ma un problema molto ma molto concreto: l'esempio che ho fatto io è quello di una famiglia "medio-benestante". Potrei farle quello della famiglia con 6 figli che, avendo accettato di intestarsi gli immobili dei nonni per aiutarli, l'anno scorso riceveva 500 euro di buono scuola e quest'anno non riceve nulla, ma proprio nulla. Di Isee ne ho fatti fare parecchi e al Caf l'ultimo mi è costato: 20 euro, ma mi è costato. Ma conosco commercialisti che si fanno pagare di più, mi creda. MEV