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SCUOLA/ Dai Pas al Def, troppi annunci della Giannini che non diventano realtà

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)

Dove sembra quasi che la maggior parte degli atenei giochino a predisporre difficoltà e trabocchetti ai giovani insegnanti in cerca di abilitazione, del tutto incolpevoli, quanto fruitori di una serie di norme volute proprio per sanare un vulnus: quello di giovani insegnanti di cui lo Stato si è servito per supplenze o incarichi a termine, senza riconoscerne lo status di docente, fino all'emanazione della legislazione sui Pas, appunto. 

Nonostante il decreto ministeriale stabilisse in modo perentorio che atenei e istituzioni Afam sono tenuti ad istituire percorsi formativi abilitanti speciali finalizzati al conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento, alcuni atenei si sono rifiutati di attivare i Pas, altri li hanno attivati in ritardo, in altri casi le università non hanno riconosciuto esami pregressi già sostenuti durante il percorso abilitante del Tfa conclusosi positivamente. In altri casi ancora, i corsisti sono stati costretti a frequentare i corsi in orari impossibili o sono stati sottoposti improvvisamente, senza alcun preavviso, ad esami dichiaratamente "preselettivi" e comunque vincolanti per la prosecuzione del Pas.

Quale la ragione di queste tortuosità cui vengono costretti i candidati ai percorsi brevi? Certo i Pas non saranno la migliore tra le soluzioni possibili (lo abbiamo sempre sostenuto), ma corrispondono ad una sorta di rimedio ad un vuoto legislativo e intervengono a sanare senza concedere sconti troppo facili (comunque i candidati devono maturare crediti formativi, affrontare prove per la valutazione delle conoscenze e competenze acquisite, superare un esame finale). Eppure l'università si arroga il compito di ridiscuterne l'impianto. Un esempio evidente di disconnessione dal sistema. 

L'altro importante tema cui accenna il Def è l'apertura del sistema educativo al mondo del lavoro e dell'impresa. Fanno parte di questo insieme, seguiamo sempre il Def, azioni di sostegno all'apprendistato, ai tirocini formativi presso le aziende e all'alternanza scuola-lavoro: le sperimentazioni in atto dovranno essere trasformate in pratiche diffuse, aumentando il numero delle ore che i giovani trascorrono in azienda. In questo campo, la scuola è chiamata a confrontarsi con la dura realtà: secondo l'Istat in Italia la disoccupazione è al 13% e quella giovanile (fascia d'età 15-24 anni) al 42,3%; nello stesso tempo (dati Unioncamere e Ministero del Lavoro) aumenta il tasso di assunzioni non stagionali riservate a diplomati e laureati (circa il 60% della torta sempre più piccola dei nuovi assunti). È sempre più urgente, anche per rispondere non solo al problema dell'orientamento, ma anche al dramma dei giovani che escono dal sistema formativo senza neanche un titolo di studio, che scuola e lavoro tornino a dialogare ad ampio raggio, sia sul versante dell'istruzione tecnica che della formazione professionale (IeFP e Centri di formazione professionale). Il nostro Paese non manca di normative e linee guida al riguardo: esistono già filiere che collegano aree economiche e percorsi formativi, fino ai Poli tecnico professionali e agli Its.

Il nostro Paese manca di coraggio: quello necessario, come sempre, per portare a sistema le interessanti esperienze già esistenti. 



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COMMENTI
14/04/2014 - Il problema non è stato percepito (enrico maranzana)

Sburocratizzare la funzione docente? Il ministro Giannini proviene dal mondo universitario la cui finalità diverge sostanzialmente da quella della scuola: si muove a tentoni, non vede la stella polare. Rimando in rete a "La latitanza dell'organo strategico, causa prima della crisi della scuola" che indica la via maestra per ridare all'istituzione la dignità perduta. E' vero, il nostro paese, la nostra scuola manca di coraggio e, in particolare, non vuole intraprende percorsi inesplorati. Meglio rimanere al calduccio della tradizione.