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SCUOLA/ Dai Pas al Def, troppi annunci della Giannini che non diventano realtà

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)

In linea con la politica degli annunci esplosivi del premier Renzi, il ministro dell'Istruzione Giannini rinfocola ad ogni piè sospinto la propria battaglia (per ora solo verbale) per la sburocratizzazione della funzione docente. Sarebbero in arrivo, nell'ordine: organico funzionale trasformato in organico di diritto, valutazione delle scuole, chiamata diretta dei docenti, nuovi percorsi di formazione iniziale dei docenti, revisione del contratto degli insegnanti nell'ottica della valorizzazione del merito (ne accenna il Def, Documento di Economia e Finanza 2014). 

Sullo sfondo si colloca, inoltre, il piano nazionale per la messa in sicurezza degli edifici scolastici e la creazione di nuove strutture (2 miliardi tra vecchia e nuova programmazione). 

Sono presenti in questa sorta di road map spunti innovativi, che tuttavia convivono con la necessità di portare a realizzazione obiettivi della legge Carrozza "L'istruzione riparte" (128/2013) e, al contempo, di governare il presente irto di spine e difficoltà. Per la verità è proprio l'esistente che rischia di soffocare nell'abbraccio delle suadenti assicurazioni sul futuro, senza dimenticare i veti sindacali su tutto il pacchetto, o quasi. Governare il presente con lo sguardo rivolto al futuro: in questo consisterebbe l'arte della politica, che per le autorità di Viale Trastevere è spesso un'irraggiungibile utopia. Consideriamo alcuni temi, nell'ottica presente/futuro. 

A proposito di formazione iniziale degli insegnanti il Def informa che è stato predisposto un decreto ministeriale che modifica in parte l'attuale Regolamento, introducendo tra le novità la possibilità per il docente neoabilitato di far valere da subito il titolo abilitante nelle graduatorie di istituto, allo scopo di ottenere supplenze brevi. Si prevede anche di fare confluire in un'unica graduatoria nazionale le varie liste di ammissione ai Tirocini formativi attivi (Tfa). 

A livello di macro riflessioni, il Def (Parte prima) tocca un nervo scoperto quando ammette che gioverebbe alla maturazione di un capitale umano qualificato "la ricostruzione di un solido rapporto tra la scuola, l'università e la ricerca da un lato e il mondo del lavoro e dell'impresa dall'altro".

Questi nessi bilaterali (scuola-università; scuola-lavoro) così importanti per la piena collocazione del settore dell'istruzione nel contesto della comunità sociale, sono proprio l'aspetto più carente di una strategia complessiva di valorizzazione delle risorse umane di cui il Paese può dotarsi. 

Riferendoci al primo (rapporto scuola-università), a dimostrazione che le cose non vanno e che ci sarebbe bisogno di un'effettiva registrazione dei meccanismi amministrativi, devono essere segnalati non solo i pesanti inconvenienti determinatisi con l'anticipazione alla primavera dei test di accesso alle facoltà a numero chiuso che si sovrappongono al periodo di preparazione degli esami di maturità, quanto soprattutto il caso dei Pas (Percorsi abilitanti speciali)



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COMMENTI
14/04/2014 - Il problema non è stato percepito (enrico maranzana)

Sburocratizzare la funzione docente? Il ministro Giannini proviene dal mondo universitario la cui finalità diverge sostanzialmente da quella della scuola: si muove a tentoni, non vede la stella polare. Rimando in rete a "La latitanza dell'organo strategico, causa prima della crisi della scuola" che indica la via maestra per ridare all'istituzione la dignità perduta. E' vero, il nostro paese, la nostra scuola manca di coraggio e, in particolare, non vuole intraprende percorsi inesplorati. Meglio rimanere al calduccio della tradizione.