BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Liceo classico, ecco perché il "popolo" lo assolve...

Pubblicazione:

Il volto del timoniere di Ulisse, Gruppo della Scilla (I sec. a.C.)  Il volto del timoniere di Ulisse, Gruppo della Scilla (I sec. a.C.)

Ancora una volta − a parere dello scrivente − e venuto fuori il provincialismo dell'Italia, quando qualcuno ha affermato, durante questo processo, che "si è fuori dall'Europa perché non ci vengono riconosciute certificazioni spendibili a livello internazionale". Basta vedere oltre il Canale della Manica: da anni viene condotto con grande successo l'Iris Project per portare l'insegnamento delle lingue classiche e della cultura antica presso le scuole elementari statali del Regno Unito: da noi – cito un esempio senza darne alcun giudizio in merito − si mise alla berlina l'ex assessore alla Cultura del Comune Roma che − forse con modalità comunicative e motivazioni poco persuasive − aveva proposto una iniziativa del genere nel 2010.

L'accusa ha voluto confutare, con piglio socratico − dimostrando di sapere di non sapere − il topos con cui molti difensori del liceo classico si riempiono la bocca: non sarebbe reale la "presunta eccellenza" di professionisti, politici e manager formati da studi classici: "La prima scelta avviene già alle medie, quando solo i migliori si iscrivono al classico e sono sostenuti da famiglie che hanno un elevato grado di istruzione. Dopo cinque anni di faticoso 'addestramento', chi ne esce, riesce bene anche all'università e avrà ottime performance anche nel mondo del lavoro. Tutto questo − è stato messo alla luce − non grazie agli studi umanistici ma a individualità di per sé eccellenti già nella pre-adolescenza". Insomma, in base a queste premesse, se al liceo classico venisse insegnato taglio e cucito, tutti uscirebbero come grandi sarti!

In un articolo di Repubblica (18 marzo 2013), Bartezzaghi, che poi ha scritto un pezzo al riguardo sul primo numero di Latinitas, la rivista voluta da papa Benedetto XVI, argomentava bene sulle motivazioni dello studio della lingua latina in risposta a una lettera di un padre che si interrogava sulla fatica del proprio figlio per una lingua morta, "che non viene più parlata"; anzi, se andiamo più indietro nel tempo, un seminario a Napoli − leggiamo in un articolo su La Stampa (4 marzo 2011) −  Giampiero Bergami, manager di un importante gruppo bancario, affermava che "tradurre dal latino e dal greco coltiva il pensiero strategico", qualità essenziale per il successo in campo finanziario.

L' avvocato della difesa, ipostatizzato da Nuccio Ordine, ordinario di Letteratura italiana nell'Università della Calabria, ha messo in luce che la crisi "non riguarda solo il calo delle iscrizioni. Si deve guardare al degrado progressivo della cultura umanistica. Un impoverimento riflesso nello stesso lessico: ma si può parlare di 'giacimenti culturali'? E del Colosseo, ormai solo per il suo 'profitto'? Gli studenti devono confrontarsi con 'crediti' e 'debiti'. L' homo economicus misura tutto con i numeri…".



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
18/04/2014 - Processo al Classico (Lodovico Guerrini)

Mi limito a rilevare che l'intervento di C. Gentili nel cosiddetto "processo" risulta infarcito di luoghi comuni, fra cui il più grave è il non riconoscere alla filologia una natura scientifica: L'indagine filologica, se sostenuta da un metodo rigoroso, è attività scientifica di prim'ordine, oltre che insostituibile veicolo di libertà e verità. Chi fu, se non il filologo Lorenzo Valla, a smascherare il vergognoso imbroglio che la Chiesa aveva confezionato con la falsa Donazione di Costantino, come giustificazione del proprio potere? Evidentemente anche la Confindustria teme che per il suo potere possano venire pericoli da studi che ti insegnano sempre a cercare il perchè delle cose; meglio docili esecutori, che non si facciano e non facciano tante domande. Quanto alla didattica "attiva", può essere forse definita tale quella delle lingue moderne, che nella prassi scolastica, salvo poche lodevoli eccezioni, si basa su un insegnamento-apprendimento "in situazione", questo sì piuttosto limitato e ripetitivo, oltretutto con un modesto apparato di riflessione metalinguistica? Giusto, però, quanto basta per un semplice esecutore di compiti. E' invece ignoto a Gentili che, negli ultimi decenni, la didattica del Latino e del Greco si è molto evoluta in una direzione analitico-sintetica e"costruttiva" ed integrata con l'aspetto culturale, in cui l'apprendimento mnemonico (peraltro da non demonizzare quando necessario) si limita agli elementi fondanti e costitutivi delle lingue.