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SCUOLA/ Liceo classico, ecco perché il "popolo" lo assolve...

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Il volto del timoniere di Ulisse, Gruppo della Scilla (I sec. a.C.)  Il volto del timoniere di Ulisse, Gruppo della Scilla (I sec. a.C.)

Queste parole che affabulano con il potere illusorio denunciato dal sofista Gorgia sono la testimonianza della debolezza argomentativa dei più strenui difensori della Cultura Classica, soprattutto se sono "soloni" della cultura letteraria italiana: nella realtà noi italiani non sappiamo preservare con la dovuta tutela il nostro patrimonio artistico e i frequenti crolli dei muri pompeiani (il terzo crollo di cui ho contezza è datato al 3 marzo 2014) sono lì a dimostrarlo. Per tacere delle ruspanti polemiche inerenti il restauro finanziato da un noto imprenditore con soldi privati per il Colosseo che, secondo l'uomo più potente della terra, il Presidente Obama, recentemente in visita nella Città Eterna, sarebbe "incredibilmente più grande di un campo da baseball"!

Luigi Berlinguer, ex ministro della Pubblica Istruzione, ha concluso la kermesse con la lettura solenne della sentenza di assoluzione con la condizionale ut ita dicam, auspicando "l'aumento di classicità e umanesimo in tutto il nostro sistema formativo perché nessuno si può privare della gioia, del nutrimento che questo sapere produce".

Il processo al liceo classico sceneggiato al Visconti di Roma ha visto come spettatori il dirigente dell'Usr per il Lazio e i presidi dei tre licei classici dell'Urbe organizzatori: il nome della "trilogia" – quasi di memoria "tragica" ovvero della tragedia greca − si colloca dentro la cornice più ampia di eventi che hanno costituito la rassegna "Classici dentro: crisi e speranze per la scuola del terzo millennio". Un'altra kermesse è, invece, di area veneta, con il titolo: "Classici contro".

Non rimane, tra i classici dentro e contro, a noi docenti estranei alla spettacolarizzazione di questa querelle − fortunatamente per certi versi, a parere mio − che prendere in mano le sorti del liceo Classico: forse qualche alunno, divenuto adulto, ci rimprovererà, non coi sempiterni versi oraziani, ma su una pagina di Facebook,  di essere stati come l'Orbilus plagosus, ma qualcun altro – si spera! − ci ringrazierà per avergli insegnato certamente aoristi e perifrastiche e la letteratura degli antichi, ma soprattutto per aver condiviso l'amore e la passione verso un mondo lontano, eppure così vicino… al cuore.



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COMMENTI
18/04/2014 - Processo al Classico (Lodovico Guerrini)

Mi limito a rilevare che l'intervento di C. Gentili nel cosiddetto "processo" risulta infarcito di luoghi comuni, fra cui il più grave è il non riconoscere alla filologia una natura scientifica: L'indagine filologica, se sostenuta da un metodo rigoroso, è attività scientifica di prim'ordine, oltre che insostituibile veicolo di libertà e verità. Chi fu, se non il filologo Lorenzo Valla, a smascherare il vergognoso imbroglio che la Chiesa aveva confezionato con la falsa Donazione di Costantino, come giustificazione del proprio potere? Evidentemente anche la Confindustria teme che per il suo potere possano venire pericoli da studi che ti insegnano sempre a cercare il perchè delle cose; meglio docili esecutori, che non si facciano e non facciano tante domande. Quanto alla didattica "attiva", può essere forse definita tale quella delle lingue moderne, che nella prassi scolastica, salvo poche lodevoli eccezioni, si basa su un insegnamento-apprendimento "in situazione", questo sì piuttosto limitato e ripetitivo, oltretutto con un modesto apparato di riflessione metalinguistica? Giusto, però, quanto basta per un semplice esecutore di compiti. E' invece ignoto a Gentili che, negli ultimi decenni, la didattica del Latino e del Greco si è molto evoluta in una direzione analitico-sintetica e"costruttiva" ed integrata con l'aspetto culturale, in cui l'apprendimento mnemonico (peraltro da non demonizzare quando necessario) si limita agli elementi fondanti e costitutivi delle lingue.