BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Tempo pieno per un alunno su tre, ma chi lo vuole davvero?

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Al nord la situazione è stazionaria e il TP non supera sostanzialmente il 50%, proprio dove il lavoro femminile è molto diffuso. C'è da dire che le mamme che lavorano davvero il problema dei tre mesi estivi di chiusura della scuola statale lo sentono molto ed anche quello delle vacanze di Natale e Pasqua e dei vari ponti lunghi. Per questo le famose mamme, se possono economicamente, iscrivono qui al nord i figli in scuole non statali. Forse il forte incremento di iscrizioni TP del Veneto si può spiegare così, con una tendenza indotta dalla crisi a passare dalle private alle statali dove la frequenza è gratuita.

L'esperienza di questi 40 anni, di cui scarseggiano i veri bilanci, è stata a mio parere molto ricca e se fossimo disposti a mettere fine alle forzature ideologiche e sindacali darebbe indicazioni chiare per rimettere il sistema in sintonia coi giovani e le famiglie di oggi. Bisognerebbe, a mio parere, ridurre il curricolo obbligatorio a 4 ore al giorno. Altro che TP per tutti! 

Su questo provvedimento liberatorio si dovrebbero innestare le attività personalizzate e libere, dalle materie opzionali alle attività di recupero. L'edificio scolastico dovrebbe essere aperto dalla mattina alla sera ospitando attività, iniziative, spazi attrezzati, sia gratuite sia parzialmente o totalmente a carico dei genitori. Gli enti locali e le famiglie dovrebbero operare insieme alla scuola per farne un centro di molteplici attività gradite e in equilibrio finanziario. Si potrebbe così dare risposta alle molteplici esigenze che convivono nelle famiglie e nella comunità, alla mutevolezza e alla differenza degli interessi dei giovani, alle esigenze organizzative diverse di gestione dei figli, alla gestione mirata del tempo libero, dello studio personale, al sostegno ai casi ed alle situazioni difficili che sono circa il 25% del totale ecc.

L'identificazione di classe e scuola insita nel nostro sistema sta invece rendendo le classi sempre più dei micro mondi difficilissimi da gestire con dinamiche interne a volte disperanti, che ho già cercato di descrivere. Ma ai nostalgici del tempopienismo interessa? Secondo loro se "solo 2 famiglie su 3 anziché 3 su 4" non vogliono il tempo pieno allora vuol dire che ci muoviamo nella direzione giusta!



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
18/04/2014 - Su Lodi ed altro (Franco Labella)

Probabilmente il compianto Mario Lodi (che sarebbe buona cosa, come tutti gli scomparsi, non far "parlare" a posteriori) avrà comunicato personalmente a Bianchini il suo rimpianto per il maestro unico visto che nella prima intervista che mi è capitato di reperire dice altro : http://www.famigliacristiana.it/articolo/mario-lodi-un-maestro.aspx. Anche sul tempo scuola, nell'intervista, Lodi non dice quello che Bianchini gli vuole, a posteriori, far dire. Ma a parte questo, nella sua risposta Bianchini conferma quello che ho scritto e cioè che oggi i sistemi francesi ed italiano non sono paragonabili nè per impianto nè per monte ore ed allora non si capisce perchè l'esempio francese dovrebbe essere un argomento utilizzabile. In ultimo ed anche dopo aver letto tre volte la risposta di Bianchini: ma del "progetto" di una ministra che non io ma Bianchini definisce nell'ordine "non esperta di scuola" e "insipiente" perchè Bianchini ritiene di dover salvare maestro unico e tempo "corto"? Per l'opzionale? Capisco che il preside Bianchini scivoli persino sull'orario delle superiori (27, e non 30 come scrive Bianchini (6 ore x 5 giorni) sono le ore del biennio delle superiori) ma ancora con questa storia dell'opzionale? Posso chiedere a Bianchini se ha notizie dell'attuazione dell'opzionale previsto proprio dai decreti Gelmini? Lo stiamo cercando a "Chi l'ha visto" insieme con lo studio (opzionale) del Diritto.. Se ha notizie le dia… magari così supporta meglio le tesi esposte

 
17/04/2014 - Bianchini for president... (Franco Labella)

Non è la prima volta che commento articoli del preside Bianchini e temo non sarà nemmeno l'ultima. Qual è lo stimolo? La lettura di tesi tanto affascinanti quanto giustificate da un insieme di dati monchi. Provo a spiegarmi: è ragionevole mescolare temi ideologici (il PUSP,il solito SUD sprecone e via leghizzando) senza un accenno al modello pedagogico che c'è dietro il tempo prolungato? Ho la fortuna di conoscere maestri e docenti delle medie (ne ho una anche in famiglia) che mi spiegano che la versione bianchinesca del TP è, al più, una parte assai ridotta del dato reale. Il "ce lo chiede l'Europa" e il "la Francia lo fa" non sono argomentazioni che un uomo di scuola dovrebbe usare. Perché potrei ribattere che l'Europa ci chiede anche altro (ad esempio di non abolire l'insegnamento del Diritto) e che proporre il modello francese di scuola equivale a confrontare le prestazioni ed i risultati di una Ferrari e di una Bianchina degli anni sessanta. I bambini non reggono l'orario lungo? Non so quale esperienza specifica abbia il preside Bianchini ma i maestri ed i genitori che conosco io sostengono netto il contrario. Qualche anno fa, credo fosse l'anno II dell'era Gelmini, mi è capitato (avevo rapporti di collaborazione didattico con un comprensivo vicino alla mia scuola) di incontrare la delegazione di docenti credo di ricordare del Sudafrica. Erano partiti da lì per venire a studiare il Tp per trasferirlo.

RISPOSTA:

Ho avuto esperienza diretta e annosa sia delle elementari che delle medie. Ed un sincero e profondo rapporto con le mamme che continua ancora oggi nel doposcuola che assieme a loro ho costruito nella mia ex scuola. Il rapporto tra la nostra scuola e quella francese è storicamente "organico". Prima delle riforme caotiche degli anni 80 anche da noi le ore di scuola elementare erano 24 per gli alunni con il giovedì libero ed orario di servizio dei docenti di 24 ore. Allora un maestro iniziava a lavorare a 18 anni e la nostra scuola elementare era considerata tra le migliori d'Europa. Il grosso dei maestri si autogestiva secondo un taglio prevalentemente cattolico curato da riviste molto serie come Scuola e Didattica. Mario Lodi fu il maggiore teorico non cattolico della scuola attiva e democratica che guarda caso copiava proprio l'esperienza francese di Freinet. Ma non chiese mai l'aumento del tempo scuola degli alunni. Leggere il suo testo "Il paese sbagliato". Caso mai richiedeva un DOCENTE mente e cuore e orario a tempo pieno. Negli ultimi anni si dichiarava deluso dalla scuola riformata e diceva di rimpiangere il mestro unico. Allora la differenza di giudizio riguarda la sopportabilità per gli alunni? Ho detto della Francia. Ma tutte le notizie che ho io parlano di alunni sempre più nervosi e difficili da gestire. Certo se il maestro è molto bravo (ormai sono pochissimi, intorno al 10% e non sono i più giovani) riesce a smussare tutti gli angoli. Ne avevo uno, l'ultimo maschio rimasto su 44 maestre, che era molto calmo, usava una musica di fondo a basso volume, nella pausa pranzo giocava a palla con gli alunni, faceva lavori creativi e visite guidate. Piaceva molto. Morì di infarto dopo mezz'ora dall'uscita dalla scuola delle 16,30. Ma se ci sono alunni e genitori diversi perché non definire un curricolo essenziale breve e lasciare spazio all'opzionale? E perché non aprire le scuole fino alle 18,30 di sera e tutti i giorni lavorativi così le mamme che lavorano sono coperte e cesserebbe la grande, ipocrita e confusiva commistione tra le necessità dell' apprendimento e quelle dell' intrattenimento? Tra parentesi anche l'opzione del tempo pieno in teoria è annuale ma non viene mai applicata ed è resa irreversibile proprio perché sono vietate le classi a tempo misto, che invece la renderebbero praticabile assieme alla opzione inversa. Carenza anche di democrazia e di legalità per ampliare il "bottino"! SB