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UNIVERSITA'/ Barbati (Cun): troppe regole l'hanno distrutta

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Questo si collega a quanto dicevo sulla scarsa considerazione sociale dell'istruzione, soprattutto di livello universitario. Anche qui occorre un'inversione di rotta e per questo occorre che il sistema dell'istruzione superiore ritorni al centro di attenzioni positive da parte di tutte le sedi istituzionali. Il sapere e la conoscenza non possono essere oggetto di interessi solo di settore, espressi dal ministero di riferimento. Devono essere attratte nell'ambito delle politiche pubbliche generali di un Paese.

Ma allora cosa non sta funzionando nelle nostre università? 
Mi chiederei piuttosto che cosa sta accadendo nelle nostre università. Questo perché il sistema universitario è, da più di tre anni ormai, impegnato ad attuare una riforma, qual è quella voluta dalla legge n. 240, quanto mai complessa e gravosa. Le migliori energie della comunità accademica sono state dedicate a recepirne le innovazioni, assolvendo ai molteplici adempimenti, spesso veri e propri oneri amministrativi, richiesti a questo fine dalle tante, troppe regole introdotte e che continuano ad essere introdotte. E il percorso è ancora lontano dal concludersi. 

Ci dica due sole cose importanti da fare subito.
Sarebbe sufficiente curare la "qualità delle regole" destinate al sistema. L'università chiede di essere governata, il che poco o nulla ha a che fare con il renderla oggetto di un apparato regolatorio pervasivo, confuso, spesso cangiante. Da qui potrebbero nascere le risposte alle due principali necessità: risorse finanziarie adeguate sia per entità sia per condizioni di utilizzo, risorse umane da reclutare in base a "regole" e a politiche di sistema che consentano agli studiosi di programmare con certezza il loro accesso e la loro progressione nei ruoli della docenza e della ricerca universitaria. 



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